È questo che emerge dalle parole del Commissario straordinario alla peste suina africana, Giovanni Filippini, nel corso dell’audizione in Commissione Agricoltura che si è tenuta quest’oggi, 15 luglio.
Nell’esporre l’attuale scenario epidemiologico della peste suina africana Filippini ha ricordato che “stiamo ancora cercando di gestire una delle emergenze, anzi sicuramente l’emergenza più importante da un punto di vista sanitario che il nostro Paese abbia mai affrontato per quanto riguarda, ovviamente, il settore suinicolo nella storia delle malattie infettive”.
Parlando delle strategie di intervento e della necessità di contenere l’espandersi della malattia ostacolando e arrestando la circolazione e i movimenti dei cinghiali, portatori del virus, Filippini ha ricordato che accanto alle barriere fisiche realizzate sul territorio per chiudere i cosiddetti corridoi ecologici lungo i quali i cinghiali si spostano, “stiamo facendo l’altro tipo di barrieramento che è il cosiddetto barrieramento biologico, grazie alla stretta collaborazione con i cacciatori che rappresentano in questo momento uno dei protagonisti più importanti che abbiamo nella lotta alla peste suina africana”.
Il Commissario ha poi sottolineato l’importanza dei cacciatori anche nella sorveglianza e al fianco delle squadre composte da binomi conduttore-cane molecolare per la ricerca e rimozione delle carcasse infette: “tutti i binomi che noi abbiamo oggi e che spesso non sono di questi territori, vengono accompagnati dai cacciatori proprio perché si facilita anche il lavoro del cane e il ritrovamento, perché non possiamo perdere energie e tempo a mandare binomi in territori dove si sa benissimo che non ci sono i cinghiali”.
“Fatta questa attività di sorveglianza – ha proseguito Filippini – ovviamente c’è la fase di depopolamento, che viene fatta nella forma del controllo. Considerate che noi abbiamo la grande fortuna di avere le unità di gestione di caccia, che sono i territori di ambito di ciascuna squadra all’interno delle ATC, e avere figure che conoscono benissimo quelle unità di gestione e quindi fanno da sentinella e accompagnano l’attività di sorveglianza e depopolano in maniera che per noi è sicuramente un elemento fondamentale”.
Rispondendo poi a una domanda rivoltagli dall’onorevole Bruzzone, il Commissario Filippini ha ulteriormente rimarcato il ruolo dei cacciatori anche nei confronti di altre zoonosi: “il senatore Bruzzone sottolineava anche il tema dell’influenza aviaria, allora anche lì i cacciatori danno un contributo importante, perché l’attività di sorveglianza dell’influenza aviaria non avviene solo negli allevamenti, ma avviene soprattutto nella fauna selvatica, che è colei che porta il virus nei nostri territori. Voi sapete che la fauna selvatica durante le rotte migratorie trasporta il virus ad alta patogenicità; purtroppo noi abbiamo una densità di allevamenti che si trovano proprio nei territori – penso al Veneto, penso alla Lombardia, a Mantova, penso in parte all’Emilia Romagna – dove queste rotte migratorie passano perché sono ambienti umidi e quindi corrono il rischio di contagiarsi. Che cosa significa? Che abbiamo un piano di sorveglianza, quindi tutti gli uccelli che vengono cacciati o che vengono ritrovati dai cacciatori vengono portati nei laboratori per fare le analisi. Quindi è anche lì un sistema di sorveglianza del volontariato” ha concluso il Commissario.

















