LO SCIACALLO DORATO AVVISTATO A PRATO IN TOSCANA. SPECIE RARA E PROTETTA È IMPORTANTE RICONOSCERLO

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Lo sciacallo dorato, scientificamente Canis aureus è stato avvistato per la prima volta in Toscana, a Prato. Le foto trappole di Fondazione Parsec e Natural Oasis collocate sul Monteferrato per il programma di monitoraggio del basso appennino pratese lo hanno inaspettatamente “catturato” per la prima volta a sud dell’Appennino. Diffuso dall’Eur

opa orientale fino all’India, ma da 30 anni in espansione in Italia lo sciacallo appartiene ad una specie particolarmente protetta.

Al momento è uno dei carnivori più rari nel nostro paese: nonostante l’espansione verso sud, tuttora in corso e iniziata dal Carso, se ne stimano circa 200-250 esemplari, concentrati soprattutto nel Nord-Est. Non forma branchi, ma vive in coppia con i figli piccoli (le femmine partoriscono 2-5 cuccioli l’anno). Come la maggior parte degli animali selvatici si muove anche di giorno quando non è disturbato dalla presenza umana, altrimenti inizia l’attività dopo il tramonto.

In Italia la mortalità dovuta all’impatto umano non è trascurabile. Sono frequenti le collisioni con autoveicoli (circa 20 nel 2020), a cui lo sciacallo si trova particolarmente esposto a causa della dieta da spazzino che lo porta spesso a nutrirsi di resti di altri animali schiacciati sull’asfalto. Ci sono poi le uccisioni intenzionali, spesso attraverso lo spargimento di bocconi avvelenati, che possono portare anche alla scomparsa locale dell’animale, come è successo quest’anno nei pressi di Gorizia, dove è stato sterminato un intero gruppo familiare. Anche i lupi però uccidono spesso sciacalli e altri piccoli canidi senza poi consumarli, eliminandoli in quanto possibili competitori.

Spesso viene percepito come una minaccia che di fatto è inesistente: lo sciacallo dorato non rappresenta in alcun modo una minaccia diretta alle persone (come non lo è la volpe, di taglia comparabile), mentre il suo impatto sugli animali domestici sembra tutto sommato trascurabile. Gran parte della sua dieta consiste di carcasse, invertebrati, roditori e materiale vegetale. Da bravo opportunista è senz’altro capace di approfittare di prede facili, come pollame incustodito o agnelli appena nati, ma in questo lo supera senz’altro la volpe, dalle più spiccate attitudini predatorie. Tant’è che nei danni da predazione risarciti dalla regione Friuli Venezia Giulia, che ha la popolazione più consistente, solo l’1,4% è attribuito a questa specie.

È molto importante però imparare a riconosce lo sciacallo dorato distinguendolo dagli altri canidi selvatici anche per poter contribuire ad aggiornare il quadro conoscitivo sulla sua distribuzione. Può infatti essere facilmente confuso con un piccolo lupo (è grande circa la metà) o con una grossa volpe, quest’ultima però può essere cacciata, a differenza di sciacalli e lupi che, appunto, sono protetti. Si è verificata infatti, se pur raramente, l’uccisione involontaria durante abbattimenti di volpi, più probabile naturalmente in aree in cui la presenza della specie non è ancora stata recepita dal mondo venatorio.

Parte del comune pregiudizio nei confronti della specie sembra dipendere proprio dall’accezione negativa del termine “sciacallo”, che indica profittatori privi di scrupoli. Se risaliamo alle radici del termine – dal persiano shaghal o al sanscrito srgala scopriamo che questo si traduce semplicemente con “quello che ulula”, che deriva dalle vocalizzazioni udibili a chilometri di distanza usate per comunicare fra gruppi familiari. Se lo pensiamo così, come una sorta di volpe canterina, questo nuovo vicino di casa dalle larghe vedute alimentari potrebbe risultare assai meno sgradevole.