LE SPECIE MIGRATRICI SVILUPPANO ADATTAMENTI MODIFICANDO GLI AREALI DI RIPRODUZIONE

545

 

Un nuovo interessante articolo scientifico, recentemente pubblicato sulla rivista “Current biology” dal titolo “Rapid formation of new migration route and breeding area by Arctic geese”, degli Autori Jesper Madsen, Kees H.T. Schreven, Gitte H. Jensen, Fred A. Johnson, Leif Nilsson, Bart A. Nolet, Jorma Pessa, ci dimostra ancora una volta quanto gli animali (in questo caso specifico le oche) sappiano adattarsi ai cambiamenti ambientali.

Questo studio conferma alcune notizie negative, cioè come gli ambienti artici stiano mutando rapidamente, ma ci restituisce anche notizie positive mostrandoci come questa popolazione di oche zamperosee (Anser brachyrhynchus) abbia rapidamente trovato un nuovo posto dove riprodursi.

Molti animali che si riproducono nell’Artico sono a rischio di estinzione locale a causa dalla riduzione dell’habitat. Le specie migratrici devono affrontare ulteriori crescenti pressioni antropiche lungo le loro rotte migratorie come siccità, creazione di barriere e sfruttamento agricolo eccessivo. Tali specie possono resistere solo se adattano le loro migrazioni, i tempi di riproduzione e l’areale stesso di nidificazione. In questo articolo si documenta la formazione molto rapida (10 anni) di una nuova rotta migratoria e di una popolazione nidificante disgiunta dell’oca zamperosee a Novaya Zemlya, in Russia, a quasi 1.000 km dai luoghi di riproduzione originari delle Svalbard (Norvegia). La popolazione è cresciuta fino a 3.000-4.000 uccelli, grazie alla crescita intrinseca e alla continua immigrazione dal percorso originario. La colonizzazione è stata resa possibile dal recente riscaldamento su Novaya Zemlya che ha creato nuovi luoghi adatti alla loro nidificazione. Questo comportamento sociale delle oche, con conseguente trasmissione culturale del comportamento migratorio tra conspecifici e stormi di specie miste, è la chiave di questo rapido sviluppo e funge da meccanismo che può consentire il salvataggio ecologico in un mondo in rapida evoluzione.

Tutto ciò non significa che il surriscaldamento globale sia un falso problema, affatto, ma ci conforta in qualche modo per il futuro suggerendoci come esistano delle possibilità di adattamento per le specie in difficoltà. Inoltre, ci aiuta a comprendere meglio le dinamiche di alcune popolazioni che talvolta magari sembrano in diminuzione, ma in realtà stanno cambiando areale. Un caso analogo è quello delle popolazioni europee del combattente (Calidris pugnax) che, sebbene non dimostrato in modo così preciso, ha modificato gli areali riproduttivi spostandosi più a Est nella Siberia orientale e abbandonando le zone di nidificazione in Europa e Russia occidentale.

Per consultare l’intero articolo: https://doi.org/10.1016/j.cub.2023.01.065

(Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro Ambientali Federcaccia)