ACMA. FINALMENTE RIPARTE LA DISCUSSIONE SULLA LEGGE 157, PROBLEMI E OPPORTUNITÀ

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Salutiamo con piacere la ripresa della discussione sulla riforma della legge 157/92 che dopo 34 anni necessita di una complessiva rivisitazione alla luce delle mutate condizioni faunistico-ambientali del paese nonché della diminuita consistenza dei cacciatori.

Abbiamo letto in questi giorni con apprensione l’emendamento riguardante le munizioni in piombo. Da un lato la “frittata” è stata fatta con l’approvazione del regolamento europeo (norma decisamente vessatoria) e la conseguente oggettiva difficoltà in cui si viene a trovare la compagine governativa cercando di contenere gli impatti della norma comunitaria senza incorrere in procedure di infrazione. Dall’altro notiamo con vera preoccupazione come l’emendamento presenti non poche difficoltà applicative; per esempio come si potranno definire le cartografie in accordo al regolamento europeo quando quest’ultimo prevede che siano da considerarsi zone umide anche quelle temporanee? Ovvero come definire concretamente “temporanee”? E queste cartografie che valore potranno avere in fase di contenzioso nel momento in cui sono qualificate come indicative?  Non abbiamo la presunzione di avere una soluzione ottimale alla questione, ignorando peraltro i termini di tutta la discussione tra stato Italiano e Commissione europea; ci limitiamo a evidenziare che quanto proposto conserva ampi margini di incertezza che andranno inevitabilmente a ricadere sul cacciatore italiano.

Oltre alla questione piombo, i cacciatori di acquatici auspicano che ci sia la volontà politica di portare avanti anche quegli emendamenti che li riguardano.

In primis evidenziamo come priorità assoluta la necessità di porre rimedio allo scivolone presente nel testo originale della modifica che vieta la caccia sul demanio marittimo (ossia lagune, litorali e foci) tramite l’approvazione di uno dei diversi emendamenti presentati dalla maggioranza. Non ci pare necessario rimarcare quale drammatico seguito vi sarebbe se la modifica della 157, invece che migliorare la situazione, desse un colpo mortale alla nostra caccia in mezza Italia a seguito di fantasiose ipotesi di caccia tra i bagnanti…

Speriamo poi che possano essere portate a compimento anche quelle modifiche migliorative che avevamo suggerito e che sono state presentate in diversi emendamenti. Piccoli aggiustamenti normativi, peraltro pienamente rispondenti ai dettami europei, che però rappresenterebbero una boccata d’ossigeno alle nostre tradizionali forme di caccia che furono ampiamente e ingiustificatamente penalizzate ai tempi dell’approvazione della 157 e che hanno subito più di altre le conseguenze dell’allargamento delle aree protette su troppe zone umide avvenuto negli ultimi decenni. Stiamo parlando del ripristino della caccia da natante, dell’allungamento dell’orario di caccia dopo il tramonto, dell’inserimento dell’oca selvatica tra le specie cacciabili ecc.

In merito ci sembra utile rimarcare che in Italia ancor oggi la caccia alla migratoria è la più praticata e che le continue ingiustificate limature oltre all’inasprirsi del clima sociale stanno demoralizzando larghi strati di appassionati.

È nostro augurio che queste migliorie vedano alfine la luce, sperando che la tanto attesa e promessa modifica della 157 arrivi in porto in una forma finalmente organica e veramente rispondente alle esigenze di una moderna quanto attuale attività venatoria tesa ad una corretta quanto praticabile gestione dell’avifauna, relazionandosi alla normativa comunitaria non solo ove questa richiede restrizioni ma anche quando prevede concessioni rispetto alla normativa italiana attuale, non riducendosi solo a poche modifiche di dettaglio, magari attinenti a interessi più collaterali alla caccia come si è visto recentemente. (Consiglio Nazionale Acma)