UFFICIO STUDI E RICERCHE. STAGIONE DI CACCIA 2023-24: DALLA LIPU ORMAI STUCCHEVOLE RIPROPOSIZIONE DI ARGOMENTAZIONI SENZA FONDAMENTO

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Puntuale come le tasse, al termine della stagione venatoria, è apparsa sul sito della LIPU la notizia relativa a presunte gravi violazioni commesse a danno della Direttiva Uccelli e di sempre maggiori attività illecite legate ad azioni di bracconaggio nei confronti della fauna selvatica presente nella nostra penisola

Purtroppo, FIdC ancora una volta è costretta a smentire le illazioni della LIPU nei confronti dell’operato delle Regioni italiane chiamate annualmente a stabilire i regolamenti di caccia nell’ambito della sempre più complicata materia faunistico-venatoria. È bene ribadire che tale materia, ancora oggi, è regolamentata dalla Legge n. 157/92 e non dai pareri espressi dall’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA) anche se la LIPU, così come altre sigle ambientaliste, sempre più spesso, sembra dimenticarlo.

LIPU cita addirittura 5 violazioni della direttiva 147/2009/CE, con riferimenti improbabili agli articoli della stessa, che dimostrano il pregiudizio secondo il quale la caccia sarebbe di per sé un fattore catastrofico per la conservazione degli uccelli.

Andando per ordine, la prima violazione comunitaria riguardante le 20 specie che la LIPU definisce in cattivo stato di conservazione e in assenza di piani di gestione adeguati: in quattro casi (allodola, coturnice, tortora selvatica e moriglione) i piani di gestione, approvati dalla Conferenza Stato-Regioni, sono stati gradualmente attuati prevedendo fin dalla loro applicazione un contingentamento, in alcuni casi superiore al 50%, del numero dei capi prelevabili in ogni singola regione italiana.

La LIPU sembra dimenticarsi che il mondo dei cacciatori a oggi è il principale protagonista dell’obbiettivo primario dei piani di gestione, cioè la realizzazione dei miglioramenti ambientali, attraverso iniziative private e per mezzo dei fondi degli ATC, quindi con soldi dei cacciatori.

Curiosa (forse casuale?) la citazione degli articoli della direttiva, tra cui spicca l’articolo 2, che stabilisce che gli Stati membri mantengano e adeguino (non proteggano) le popolazioni di uccelli selvatici in base alle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, pur tenendo conto di quelle economiche e ricreative. Quindi le culture dei popoli (tra cui vi è la caccia) sono un fattore da tenere in considerazione nelle scelte degli Stati membri sulla gestione degli uccelli.

Ancora più sconcertante la citazione dell’articolo 3 paragrafo 1 che riguarda proprio il mantenimento e la ricostituzione degli habitat per gli uccelli, come sopra citato, un’attività in cui i cacciatori, e non certo la LIPU, si stanno impegnando a proprie spese.

 

Covate di morette tabaccate nate in un appostamento fisso di caccia agli acquatici della Regione Toscana

 

In secondo luogo, la definizione di “cattivo stato di conservazione” proposta dalla LIPU secondo la classificazione SPEC è infondata, si tratta infatti di un acronimo inventato da BirdLife International, non considerato in alcuna sede ufficiale, men che meno dalla Commissione Europea. Ancora una volta la LIPU cerca di infondere allarmismo nelle Istituzioni, al fine di ottenere divieti e limitazioni di caccia alle specie, elencandone il più possibile per portare a casa qualche risultato. Non è un caso che fra le specie citate ve ne siano un bel numero che la classificazione IUCN (quella tenuta in considerazione dalla Commissione), definisce “Least concern” cioè Minima preoccupazione, la categoria delle specie comuni e non a rischio.

LIPU dimentica anche che proprio l’IUCN non ha mai proposto il divieto di caccia per le specie in declino, ma al contrario il riferimento IUCN sugli “Utilizzi inappropriati” stabilisce che non è corretto un collegamento legislativo automatico all’inclusione di una specie nelle categorie a rischio. Ciò significa esattamente che non è corretto, proprio per linee guida IUCN, vietare alla caccia una specie in dipendenza della definizione di specie a rischio assegnata.

Per quanto riguarda la caccia nel periodo di migrazione prenuziale, LIPU dimentica anche in questo caso che la maggior parte delle specie cacciabili in Italia fino al 31 gennaio ha inizio di migrazione in febbraio o nella terza decade di gennaio, mentre sono solo alcune quelle che hanno KC nella seconda o prima decade dello stesso mese. LIPU dimentica che in due casi proprio il documento KC 2021 smentisce i dati italiani assegnando l’inizio della migrazione in febbraio negli areali che includono l’Italia (beccaccia e codone), mentre per i turdidi e l’alzavola è la Commissione stessa a notare lo sconcertante anticipo dei dati italiani rispetto a quelli di tutti i Paesi mediterranei, e attribuisce questa discrepanza alla possibile confusione fra movimenti invernali e migrazione vera e propria. Ed è la Guida alla Disciplina della Caccia UE che consente alle regioni degli Stati UE, attraverso i paragrafi 2.7.3 e 2.7.10, di utilizzare dati scientifici che dimostrino una differenza nei tempi di migrazione rispetto al dato KC nazionale. Esattamente quello che hanno fatto le Regioni Italiane.

Verifichiamo inoltre che per LIPU è una prassi consolidata mischiare la caccia legale con il bracconaggio, peraltro l’Italia ha approvato un Piano Nazionale, e sono notizie d’attualità che evidentemente sfuggono alla LIPU l’aumento delle azioni contro la caccia illegale realizzate negli ultimi due anni da gruppi speciali dei Carabinieri, oltre che dalle Guardie Venatorie.

Federcaccia ribadisce la propria posizione sulla “tolleranza zero” nei confronti dei reati contro la fauna selvatica, sottolineando il ruolo primario che assumono i cacciatori nella promozione del rispetto della legge 157/92 e nella prevenzione delle attività illegali, ed evidenzia al tempo stesso le necessità che le sanzioni siano proporzionate agli illeciti commessi. In quest’ottica è di fondamentale importanza utilizzare una terminologia corretta come concordato dalle convenzioni internazionali in merito alla distinzione tra “uccisione illegale”, “bracconaggio” e “caccia”, quest’ultima essendo intesa come utilizzo legale e sostenibile del patrimonio faunistico, oltre che fondamentale strumento di conservazione degli habitat naturali.

Federcaccia continuerà a rispondere alle infondate accuse della LIPU, per la quale è ormai palese la necessità a fini di tesseramento di utilizzare toni emotivi e allarmistici sulla caccia agli uccelli selvatici.

Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro-ambientali