RICONOSCIUTA (FINALMENTE) LA FUNZIONE PUBBLICA DELLA CACCIA

1996

Torniamo sulla notizia perché merita essere oggetto di ulteriori riflessioni anche da parte del mondo venatorio.

È passata sotto l’assordante silenzio delle associazioni ambientaliste/animaliste – e non poteva essere altrimenti – l’importante sentenza del TAR Emilia Romagna (Sez. II, 6.5.2024 n. 321) che, nel respingere la pretesa di una “obiettrice di coscienza” di vedere interclusi i suoi terreni all’attività venatoria per esserne moralmente contraria, ha sancito che la caccia non è da ritenersi meramente “ricreativa” ma persegue altresì le finalità di difesa degli ecosistemi, dell’agricoltura nonché della salute e della incolumità pubblica come da anni Federcaccia sostiene con forza in ogni sede.

Infatti la nozione di caccia non può essere riduttivamente condotta – come affermato dai Giudici amministrativi – al solo prelievo venatorio ma mostra invece una sempre più stretta comunione con le attività agro-silvo-pastorali giacché è funzionale alla prevenzione dei danni all’agricoltura.

Parimenti la caccia – sempre come affermato dai Giudici amministrativi – soddisfa l’esigenza di impedire/limitare i danni a persone e cose causati dalla eccessiva e incontrollata proliferazione della fauna selvatica, soprattutto in quelle aree, purtroppo sempre più ampie, abbandonate e incolte.

Così correttamente inquadrata la funzione pubblica della caccia, il suo esercizio non può essere ostacolato da chi, proprietario di terreni, si opponga all’attività venatoria per ragioni puramente etiche compromettendo interessi pubblici che trovano supreme garanzie nell’art. 2 (dovere di solidarietà), nell’art. 9 (tutela dell’ambiente), nell’art. 42 (funzione sociale della proprietà) – e aggiungiamo noi anche nell’art. 32 visto l’espandersi della peste suina (diritto alla salute) – della nostra Carta costituzionale.

Le conclusioni cui è pervenuta la sentenza in commento portano dunque a vedere clamorosamente rigettate le pretese di chi si oppone alla caccia nascondendosi dietro il paravento di melensi pregiudizi frutto di un estremismo ideologico alcune volte persino violento.

È arrivato il momento di definitivamente riconoscere che i cacciatori, con la loro preziosa attività svolta durante tutto l’arco dell’anno a titolo gratuito in favore dell’intera comunità, sono davvero le sentinelle del territorio e contribuiscono in maniera determinante alla tutela del paesaggio e dell’ambiente curandone le caratteristiche e le memorie storiche, ma altresì mantenendo la giusta densità della fauna selvatica sul territorio a tutela delle produzioni agricole e dell’incolumità pubblica secondo precauzionali criteri di pianificazione dell’attività venatoria che rispondono all’effettiva esigenza della conservazione delle specie selvatiche anche nell’interesse delle future generazioni.

Federcaccia continuerà a battersi con ogni possibile risorsa per il riconoscimento di questo ruolo (moderno e attuale) dei cacciatori a contrastare pregiudizi e falsità messi in campo da chi vorrebbe abolire la caccia.

Ufficio Stampa Federazione Italiana della Caccia