MIGLIORAMENTI AMBIENTALI: ISTRUZIONI PER L’USO

878

I miglioramenti ambientali a scopo faunistico sono uno strumento fondamentale per conservare e incrementare la fauna selvatica e in particolare la piccola selvaggina stanziale, che è quella più colpita dalle trasformazioni del territorio. In assenza, infatti, di un habitat idoneo tutte le altre iniziative di carattere gestionale sono destinate a fallire. Ma quali possibilità ha un ATC di effettuare degli interventi efficaci sui propri territori per favorire la nobile stanziale? In parte si possono sfruttare i regolamenti comunitari come gli “ecoschemi”, che però hanno una valenza faunistica solo parziale e indiretta, ma per il resto occorre che l’ATC destini parte dei propri fondi a questo scopo. Risorse economiche che spesso sono limitate e che pertanto devono essere impiegate con raziocinio e competenza.

Così come non basta un singolo microrganismo per causare una malattia, ma occorre raggiungere una dose infettante minima, occorre che la quantità di miglioramenti ambientali raggiunga una soglia critica per avere un effetto benefico sulla selvaggina.

Ne consegue che una prima regola da seguire è quella di concentrare queste iniziative su territori limitati e ben definiti e non disperdere le risorse su territori troppo ampi e poco vocati alla piccola selvaggina stanziale, rischiando oltretutto di andare a favorire specie problematiche come il cinghiale.

Nelle nostre situazioni questo significa molto spesso concentrare la propria attenzione sugli istituti faunistici come le Zone di Ripopolamento e Cattura o le varie aree di rispetto venatorio.

Occorre inoltre scegliere bene la tipologia di miglioramento ambientale. L’errore più comune è quello limitarsi alla semina di qualche campetto di cereali. L’utilità di questo tipo di intervento è molto limitata e in qualche caso anche controproducente. Possono al massimo fornire un po’ di semi, ma ciò avviene quando le risorse alimentari di norma non sono un problema (estate).

Inoltre, i cereali invernali formano una copertura troppo fitta per essere un buon habitat. Anche i cereali a semina primaverile (sorgo, saggina, ecc.) sono spesso molto meno utili di quanto si pensi. Possono fornire un buon habitat durante la stagione venatoria, ma il loro apporto di semi è comunque modesto e concentrato nel periodo autunnale, mentre sono del tutto inutili come sito di nidificazione. Di gran lunga preferibile è l’utilizzo di miscugli ad hoc (fig. 1) in grado di fornire semi in modo scalare e fornire un buon habitat per la nidificazione e l’allevamento dei piccoli. Tali miscugli, tuttavia, non sempre sono facilmente reperibili o di facile realizzazione.

Fig. 1) I miscugli di semi sono da preferire alla semina in purezza perché, grazie al diverso periodo di maturazione delle piante, consentono una più prolungata disponibilità di alimentazione e rifugio

Un modo semplice per superare questi inconvenienti è quello di non lavorare annualmente i campetti a perdere, ma lasciarli in campo anche per l’anno successivo o coltivarli in strisce alternate. Si crea in questo modo un ambiente costituito sia dai ricacci dell’anno precedente che da piante spontanee in grado di soddisfare le esigenze della selvaggina e soprattutto un buon habitat di nidificazione. In pratica si tratta di creare una prateria semi-naturale non troppo fitta, ma ricca di risorse alimentari e di rifugio. Occorre quindi prevedere una rotazione dei vari campetti od ancora meglio di dividerli in sub-unità che vengono lavorate e seminate in modo alternato in modo da non eliminare mai di colpo un habitat favorevole (fig. 2).

Fig. 2) È preferibile suddividere i campetti a perdere in strisce alternate con colture diverse in modo che rimangano attrattive durante tutto il corso dell’anno e forniscano un buon habitat sia per l’alimentazione che la riproduzione. In molti casi la suddivisione alternata coltura/incolto annuale può essere già una buona soluzione

Poiché può essere comunque difficile che questi campetti/strisce riescano a fornire una alimentazione sufficiente per i galliformi in molti habitat agricoli, è molto utile approntare una rete di punti di alimentazione supplementare da rifornire costantemente con granaglie soprattutto dalla fine dell’inverno a gran parte della primavera, cioè nel periodo in cui le femmine accumulano le risorse adipose per l’incubazione (fig. 3).

Fig. 3) L’alimentazione supplementare con mangiatoie non raggiungibili da animali come cinghiali ed istrici, è una misura molto efficace per sostenere le popolazioni di galliformi selvatici e favorire la loro riproduzione

Infine concentrare i miglioramenti ambientali in zone ben definite dà la possibilità di massimizzare l’efficacia anche degli interventi di controllo della predazione. Anche questi infatti per essere efficaci devono essere attuati in modo continuo ed intensivo su aree limitate altrimenti è come andare a svuotare un lago con un secchiello.

Con una strategia di questo tipo andremo a creare un reticolo di aree altamente gestite che possono irradiare selvaggina sul territorio circostante evitando di perdere tempo e denaro in inutili ripopolamenti pronta caccia con animali di allevamento.

Francesco Santilli – Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro-ambientali