LA GESTIONE DEL CINGHIALE IN CALABRIA: I DIRIGENTI REGIONALI FIDC SI CONFRONTANO. PREDISPOSTO UN PROGETTO PILOTA E LE LINEE GUIDA PER UN PIANO DI GESTIONE

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Una sessione di lavoro intensa e ricca di stimoli, spunti e approfondimenti quella che si è svolta a Lamezia Terme (CZ) a fine febbraio, protagonisti i membri del Consiglio regionale della Federcaccia calabrese, per confrontarsi sul Progetto pilota messo a punto dalla stessa sulla gestione della specie cinghiale.

All’organizzazione e realizzazione della giornata di studio ha contribuito l’Ufficio Studi e Ricerche di Federcaccia Nazionale con i suoi tecnici e a suggellare l’importanza del tema e l’attenzione per le proposte sviluppate dalla Calabria anche il Presidente nazionale Massimo Buconi ha voluto essere presente per l’occasione prendendo parte ai lavori.

L’incontro è stato solo l’ultimo step in ordine di tempo di un percorso iniziato da Federcaccia Calabria con una assunzione di responsabilità che in piena sintonia con il suo ruolo di associazione venatoria l’ha portata ad affrontare il “tema cinghiale” partendo dal suo aspetto più evidente, ovvero i danni e la sostenibilità della specie per le attività agricole. Accanto a questo, nella consapevolezza del ruolo gestionale ricoperto dalla pratica venatoria, la volontà di realizzare un importante servizio all’intera comunità calabrese anche per fronteggiare l’emergenza sanitaria posta dalla Psa e da altre patologie della fauna selvatica e nella mitigazione delle alterazioni e dei problemi che una eccessiva proliferazione di una specie pone all’intera biodiversità.

Nasce così il “progetto cinghiale” di Federcaccia Calabria, con l’obiettivo di realizzare un piano di gestione del selvatico che basandosi sulla pianificazione, ora carente; attraverso una differenziata classificazione del territorio in base al rischio di danneggiamento delle coltivazioni, con associate misure di gestione differenziate; sull’analisi di dati oggettivi e dinamiche della popolazione integrate in una banca dati, contribuisca a definire una serie di interventi organici sul medio lungo periodo che interessino l’intera superficie regionale, aree protette incluse. Un nuovo e più completo approccio che pianifichi un’attività di caccia moderna, con al centro il concetto di sostenibilità e di salvaguardia della biodiversità e il superamento dell’idea di specie problematica.

A presentare il progetto davanti a una sala attenta e partecipe, è stato il Presidente di Federcaccia Calabria e Vicepresidente nazionale Giuseppe Giordano, precedendo gli interventi dei componenti l’Ufficio Studi e ricerche. La dottoressa Giorgia Romeo ha delineato la situazione della epidemia di Peste suina africana, spiegandone problematiche e misure di prevenzione, oltre a illustrare l’impiego del Cane Limiere nelle azioni di caccia e controllo e del Cane da Traccia per il recupero dei capi feriti e l’individuazione precoce delle carcasse dì cinghiale morte di Psa. Le ha fatto seguito parlando dei danni da fauna selvatica e in particolare da cinghiale e del relativo regolamento di indennizzo, Valter Trocchi.

Presenti ed intervenuti ai lavori anche il Dottor Michele Sorrenti, responsabile tecnico dell’Ufficio e il dottor Daniel Tramontana, tecnico faunistico.

Dopo una breve pausa, i lavori sono ripresi con l’esame del vigente Disciplinare di caccia al cinghiale e del redigendo Regolamento sui danni da Fauna della Regione Calabria, che ha portato a una serie di valutazioni e di proposte da parte del gruppo di lavoro, che verranno avanzate nelle sedi istituzionali.

“Il Piano è a disposizione delle Istituzioni con cui vogliamo confrontarci per dare seguito a ulteriori sviluppi, così come con le altre associazioni venatorie e quelle agricole” ha dichiarato il presidente Giordano, che ha poi proseguito: “La gestione faunistica del cinghiale deve essere avveduta, moderna con un monitoraggio costante e non occupandosene solamente in periodo di attività venatoria o solo quando i danni all’agricoltura toccano i punti più estremi.

Questo piano, che abbiamo pensato anche come un progetto pilota per le altre regioni, va in questa direzione, con un metodo di approccio e di lavoro che pone al centro l’attività venatoria, la salvaguardia delle produzioni agricole – che purtroppo vedono la Calabria falcidiata da ingentissimi danni per altro con punte estreme in alcuni areali ben precisi della regione – la salvaguardia degli habitat per altre specie di fauna selvatica e la tutela della biodiversità, con una continua e puntuale opera di monitoraggio e di ricerca. Il prelievo di questa specie deve essere visto come una risorsa e non come un problema – ha concluso Giordano – e il mondo della caccia e i cacciatori hanno l’opportunità di essere autentici protagonisti positivi della sua gestione faunistico-venatoria”.