
La sezione Provinciale di Federcaccia Macerata esprime innanzitutto il proprio dispiacere per quanto accaduto a Caldarola e la propria vicinanza alla giovane proprietaria del corvo imperiale Morla.
La morte di un animale al quale una persona era profondamente legata è un fatto doloroso che merita rispetto e sensibilità.
Allo stesso tempo, riteniamo necessario ribadire con altrettanta chiarezza un principio fondamentale: la responsabilità è sempre personale.
Se un cacciatore commette un errore, viola una norma o tiene un comportamento incompatibile con le responsabilità che derivano dall’utilizzo di un’arma e dall’esercizio dell’attività venatoria, è giusto che ne risponda nelle sedi competenti, secondo quanto previsto dalla legge.
Se c’è errore, chi sbaglia paga, e deve assumersi personalmente le conseguenze delle proprie azioni.
Ma trasformare il comportamento di una singola persona in un atto d’accusa nei confronti di migliaia di cacciatori è profondamente sbagliato.
In questi giorni abbiamo letto, soprattutto sui social e negli spazi dedicati ai commenti, espressioni che non si limitano alla comprensibile critica nei confronti dell’episodio, ma arrivano a rivolgere insulti, offese e accuse indiscriminate nei confronti dell’intera categoria venatoria.
Troppo spesso leggiamo frasi che superano il limite del confronto civile e che, in alcuni casi, possono assumere una rilevanza ben diversa da una semplice opinione o critica.
La libertà di esprimere il proprio dissenso deve essere sempre rispettata, anche quando le posizioni sono profondamente differenti dalle nostre; altra cosa, però, è trasformare un episodio individuale nell’occasione per diffondere odio, offese o accuse generalizzate contro migliaia di persone.
La stragrande maggioranza dei cacciatori esercita la propria attività rispettando norme, periodi, specie cacciabili e regole di sicurezza, assumendosi responsabilità precise e partecipando anche ad attività di gestione, monitoraggio e conoscenza della fauna selvatica e del territorio.
Come Federazione siamo da sempre convinti che chi impugna un’arma debba farlo con prudenza, preparazione e piena consapevolezza.
Uno dei principi fondamentali dell’attività venatoria è semplice e non ammette deroghe: prima di sparare occorre avere la certezza di ciò che si ha davanti.
Quando questo principio viene meno, non siamo di fronte a un comportamento che debba essere difeso dalla categoria.
Al contrario, è proprio il mondo venatorio il primo ad avere interesse affinché episodi simili non accadano.
Chiediamo però lo stesso senso di responsabilità anche nel giudicare quanto avvenuto.
Come non sarebbe corretto attribuire a un’intera categoria professionale o sociale la responsabilità dell’errore commesso da un singolo individuo, allo stesso modo non è accettabile utilizzare questo episodio per alimentare odio e disprezzo generalizzato nei confronti di tutti i cacciatori.
Lasciamo che siano le autorità competenti ad accertare definitivamente fatti e responsabilità e ad applicare, ove previste, le relative conseguenze.
Da parte nostra continueremo a lavorare perché nel mondo venatorio crescano sempre di più conoscenza, responsabilità, sicurezza e rispetto della fauna e del territorio.

















