Le prese di posizione che si stanno susseguendo in questi giorni contro l’avvio della stagione venatoria riportano sotto gli occhi di tutti ciò che Federcaccia Toscana-UCT aveva denunciato con largo anticipo durante la mobilitazione sul nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale.
Diciassette associazioni ambientaliste e animaliste hanno chiesto alla Regione Toscana di rinviare al 1° ottobre l’apertura generale della caccia e di cancellare le giornate di preapertura previste per il 2 e 6 settembre. Una richiesta rilanciata anche dal Movimento 5 Stelle e da AVS in Toscana, insieme ad ulteriori richieste di intervento sul prelievo selettivo del capriolo. A queste iniziative si aggiungono analoghe prese di posizione provenienti da esponenti politici e animalisti di livello nazionale.
Le condizioni climatiche e ambientali devono certamente essere monitorate e valutate attraverso strumenti tecnico-scientifici e scelte gestionali adeguate. Altra cosa è trasformarle nell’ennesima occasione per chiedere sospensioni generalizzate dell’attività venatoria.
È esattamente questo il punto politico che Federcaccia Toscana-UCT aveva posto durante il confronto sul PFVR.
Fin dall’inizio avevamo evidenziato che il nuovo Piano non rappresentava un episodio isolato, ma il primo passaggio di un cambiamento culturale più profondo, segnato dal progressivo ridimensionamento della figura del cacciatore. A poche settimane dall’approvazione dello stesso infatti assistiamo già a richieste di rinvio dell’apertura, cancellazione della preapertura e messa in discussione di altre forme di caccia.
I fatti cominciano dunque a parlare con sufficiente chiarezza. E questa deriva non riguarda soltanto i cacciatori.
A riflettere dovrebbe essere anche il mondo agricolo regionale, che ha accolto favorevolmente il nuovo PFVR ritenendo di aver ottenuto maggiori garanzie rispetto alla presenza della fauna selvatica nelle aree produttive. Applaudire troppo rapidamente quel risultato ha forse significato non comprendere fino in fondo la portata del cambiamento culturale in atto. Perché se oggi viene messo in discussione il prelievo venatorio, domani potrebbero esserlo anche gli strumenti attraverso i quali migliaia di cacciatori contribuiscono al controllo delle popolazioni selvatiche, alla prevenzione dei danni e alla gestione degli ungulati.
Non è possibile chiedere meno caccia, meno gestione e meno presenza dei cacciatori sul territorio e, contemporaneamente, pretendere risposte sempre più efficaci ai danni agricoli, alle emergenze sanitarie e agli squilibri delle popolazioni selvatiche.
Il rischio è che la Toscana, per decenni punto di riferimento nazionale nella gestione faunistico-venatoria, imbocchi una strada nella quale la caccia venga progressivamente marginalizzata, fino ad essere considerata un’attività da tollerare e comprimere anziché una componente pienamente inserita nella gestione e nella conservazione del patrimonio faunistico e ambientale.
“Il problema non è difendere la caccia per appartenenza – ha dichiarato Marco Salvadori, Presidente regionale della Federcaccia Toscana-UCT –. Il problema è riaffermare un modello nel quale agricoltori, cacciatori, tecnici e istituzioni tornino a essere protagonisti della gestione concreta del territorio. Se si rompe questo equilibrio per inseguire impostazioni ideologiche e abolizioniste, il conto non arriverà soltanto ai cacciatori: arriverà all’agricoltura e all’intera collettività”.
È anche per questo che l’appuntamento regionale del 16 settembre al Parco delle Sughere di Donoratico, non sarà soltanto la prosecuzione della battaglia sviluppata sul PFVR. L’obiettivo è porre al centro del confronto politico regionale il valore della caccia e della gestione operata dai cacciatori, rivolgendosi tanto alle forze di maggioranza quanto a quelle di opposizione.
L’iniziativa dovrà rappresentare dunque l’inizio di un rilancio culturale: riportare il mondo venatorio e il mondo agricolo al centro della gestione faunistico-ambientale della Toscana, riaffermando il valore della conoscenza del territorio, della responsabilità, del volontariato e di una gestione scientificamente fondata della fauna selvatica.
(Ufficio Stampa Federcaccia Toscana-UCT)