
L’avvocato Alberto Maria Bruni, responsabile dell’Ufficio Studi Giuridici Federcaccia, analizza il dibattito sulla caccia alla luce dei principi costituzionali, della normativa europea e del ruolo della gestione faunistica, mettendo in discussione le posizioni che vorrebbero l’abolizione dell’attività venatoria
Perché Il burqa verde? È l’immagine provocatoria scelta dall’avvocato Alberto Maria Bruni per rappresentare il rischio di ghettizzazione e discriminazione sociale dei cacciatori, una sorta di simbolo imposto a chi pratica l’attività venatoria per identificarlo, isolarlo e renderlo diverso agli occhi della società.
Partendo dalle polemiche sulla riforma della Legge 157/1992 e dalle iniziative referendarie contro la caccia, l’autore propone una riflessione di carattere giuridico sul rapporto tra tutela degli animali, principi costituzionali e libertà individuali. Al centro dell’analisi vi è la necessità di un equilibrio tra valori e interessi diversi, senza attribuire alla protezione degli animali un carattere assoluto tale da annullare ogni altra legittima attività umana.
Bruni richiama inoltre il riconoscimento della caccia nell’ordinamento nazionale ed europeo, il suo radicamento storico e culturale e il contributo che i cacciatori possono offrire alla conservazione degli habitat, al monitoraggio della fauna, alla gestione delle specie e al contrasto del bracconaggio.
Una riflessione che invita ad andare oltre le contrapposizioni ideologiche e a considerare la caccia nel suo complesso, anche per il suo rapporto con la gestione del territorio, la biodiversità e le attività economiche e sociali che vi sono collegate.
Vi invitiamo a leggere le sue riflessioni, che riportiamo in modo integrale nel documento accluso

















