CABINA DI REGIA: L’ESITO DELLA RACCOLTA FIRME SMENTISCE L’ALLARME SOCIALE

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La raccolta online per i due quesiti referendari sulla caccia si chiude con 109.861 e 109.125 sottoscrizioni, numeri ancora molto distanti dalle 500.000 firme necessarie per ciascuna richiesta. Per il mondo venatorio, il dato invita a una lettura più articolata del rapporto tra cittadini e attività venatoria, senza semplificazioni e inutili allarmismi

Si è conclusa la raccolta delle sottoscrizioni per i due referendum abrogativi in materia di caccia promossi dall’associazione Rispetto per tutti gli animali. Alla chiusura, sulla piattaforma del Ministero della Giustizia risultano 109.861 e 109.125 firme online rispettivamente per “Vietare la caccia in Italia – art. 19 ter” e “Vietiamo la caccia – art. 842”: circa un quinto delle 500.000 firme necessarie al raggiungimento del quorum. Il quadro complessivo dovrà essere completato con le sottoscrizioni raccolte in formato cartaceo, il cui dato nazionale non è ancora disponibile; allo stato, tuttavia, ciascuno dei due quesiti registra online una distanza significativa rispetto alla soglia prevista.

La Cabina di Regia del mondo venatorio, che comprende le associazioni venatorie nazionali riconosciute – Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi, Italcaccia – e il CNCN – Comitato Nazionale Caccia e Natura, ritiene che il dato meriti di essere considerato anche alla luce del dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane intorno alla percezione dell’attività venatoria, anche e soprattutto a seguito della pubblicazione di un sondaggio secondo cui tra gli italiani si registra una presenza significativa di posizioni favorevoli all’abolizione o alla limitazione di quest’ultima.

Certo, sondaggi e raccolte firme misurano dimensioni differenti: i primi rilevano le opinioni dichiarate dagli intervistati quando vengono interrogati su un tema, mentre una raccolta referendaria consente di osservare anche l’effettiva volontà di di tradurre quelle opinioni in un atto concreto di partecipazione.

È proprio la distanza tra questi due livelli a offrire, secondo il mondo venatorio, un ulteriore e importante elemento di riflessione. Alla forte presenza di posizioni critiche registrata dal sondaggio non sembra infatti corrispondere, almeno nei dati online disponibili, una mobilitazione di pari intensità, nonostante la raccolta firme si sia svolta in una fase di particolare attenzione pubblica e mediatica sul tema della caccia, alimentata sia dalla diffusione dei risultati del sondaggio sia dall’acceso dibattito sulla riforma della normativa venatoria in corso in Parlamento. Una circostanza che, per la Cabina di Regia, invita a usare maggiore cautela nel rappresentare la caccia come una questione capace di generare nella società italiana un allarme sociale diffuso su cui i cittadini sono disponibili ad attivarsi direttamente.

“Il sondaggio Ipsos e la raccolta referendaria offrono due prospettive diverse e complementari. Il dato delle sottoscrizioni invita però a leggere le opinioni emerse dal sondaggio all’interno di

un quadro più articolato: pur in presenza di posizioni critiche verso la caccia, infatti, il tema non sembra tradursi in reale preoccupazione da parte dei i cittadini” dichiara Maurizio Zipponi, Presidente del CNCN, a nome della Cabina di Regia. E prosegue: “Questo non significa sottrarsi al confronto, ma affrontarlo senza semplificazioni e senza trasformare pseudo sondaggi in una rappresentazione complessiva del rapporto tra cittadini e attività venatoria: I cacciatori responsabili sono i primi ambientalisti del nostro paese.”

Per la Cabina di Regia, ricondurre il dibattito sulla caccia a una contrapposizione ideologica rischia di distogliere l’attenzione dalle questioni concrete che riguardano la gestione della fauna selvatica e il rapporto tra biodiversità, attività umane e territorio. Il dibattito pubblico deve invece svilupparsi nel merito, a partire dai dati e dalle conoscenze scientifiche, evitando semplificazioni, letture allarmistiche e narrazioni che alimentano timori anziché favorire una comprensione reale dei problemi.

Una gestione moderna, efficace e responsabile della fauna selvatica, capace di tenere insieme tutela della biodiversità, sicurezza, agricoltura, sanità animale e presidio del territorio, richiede pianificazione, controlli, responsabilità e collaborazione fra istituzioni, mondo scientifico, territori, agricoltori, cacciatori e associazioni. È su questo terreno – e soltanto su questo – che dovrebbe misurarsi il confronto sulla caccia.