SUI CANI “RECLUSI” LA FIDC DI PESARO RISPONDE AL CARLINO

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Domenica 23 luglio, sulla cronaca di Pesaro de “Il Resto del Carlino” è apparso un articolo che Federcaccia ha trovato gravemente lesivo della figura dei cacciatori e in particolare della realtà del loro rapporto con i propri cani. Immediatamente è stata inviata alla Direzione e alla redazione del quotidiano una lettera, chiedendo di poter avere spazio sulle stesse pagine in virtù del cosiddetto diritto di replica. Malgrado le rassicurazioni ricevute, dopo una settimana questo non è ancora avvenuto. Diamo perciò diffusione di quanto risposto all’articolo attraverso altri canali, sottolineando visto il comportamento tenuto dal quotidiano, che non ci eravamo sbagliati nel “leggere” in quelle righe una precisa posizione ideologica avversa all’attività venatoria e un pretesto per colpire i cittadini che la praticano approfittando di una posizione rilevante e negando qualsiasi contraddittorio.

 

In allegato l’articolo citato e di seguito la risposta di Federcaccia Pesaro.

Egregio Direttore,

a una prima e magari un po’ superficiale lettura è difficile non concordare con l’articolo a firma Alessandro Mazzanti pubblicata nella Cronaca di Pesaro dell’edizione de “Il Resto del Carlino” di domenica 23 luglio, titolata “La barbarie dei cani reclusi”. A una più attenta riflessione emerge però come il suo scritto pecchi di parzialità, attribuendo a due ben precise categorie di cittadini una serie di comportamenti che sono invece purtroppo diffusi fra tutti i proprietari di cani, indipendentemente dalla loro funzione.

Di certo non si può accettare l’accusa gratuita e preconcetta di chi individua solo nei cacciatori e nei tartufai i responsabili della barbarie, come viene definita, della reclusione in gabbia dei cani.

Le categorie citate non sono esenti da questi comportamenti, lo sappiamo bene, ma costituiscono una eccezione condannata con forza dagli altri appartenenti alle stesse. E non potrebbe essere altrimenti, visto il legame di affetto che si sviluppa fra un uomo e il suo cane.

Ma anche volendo lasciare da parte i sentimenti, non è certo una scelta saggia per un cinofilo, cacciatore o tartufaio che sia, trascurare il benessere del proprio ausiliare. Un cane in perfetta forma fisica e psichica è fondamentale nell’attività in cui viene impiegato, perciò ogni proprietario cura l’esercizio fisico del proprio cane facendolo uscire almeno una volta, ma c’è chi lo fa anche due tre volte a settimana, quando l’attività venatoria è chiusa e, lo ricordiamo, la legge proibisce di portare in campagna e far correre gli ausiliari. Per questo motivo esistono e non è un caso che nella nostra provincia siano in buon numero, le “zone addestramento cani”, le cosiddette Zac, sempre più invocate dai nostri tesserati e dai cacciatori in genere per tenere in forma i propri ausiliari senza rischiare multe salate per farli muovere liberamente nei periodi vietati. Ma questo l’autore dello scritto forse lo ignora o… preferisce ignorarlo.

Troviamo poi quantomeno discutibile il suo invocare la delazione dei cittadini nei confronti dei cacciatori e tartufai proprietari di cani perché vengano denunciati, giustificandosi con l’affermazione – una presunzione di colpevolezza – che “I cani vengono fatti uscire dalle gabbie solo pochi minuti al giorno, poi li rimettono dentro”.

Più che un richiamo a esercitare un dovere civico denunciando un – presunto – reato, ci sembra piuttosto un invito a dichiarare con una certa leggerezza anche il falso pur di raggiungere lo scopo.

Certo, ci possono essere dei casi palesi ed è bene che siano denunciati, ma in realtà, nella stragrande maggioranza dei casi il cittadino comune non si accorge nemmeno quando i cacciatori o i tartufai escono con il cane. Lo facciamo in un orario tale che quando rientriamo generalmente i vicini dormono ancora, specie nel fine settimana.

Si esce così presto approfittando del fresco mattutino proprio per evitare i colpi di calore e magari essere pronti in orario sul proprio posto di lavoro. I tartufai poi, escono con il proprio cane praticamente tutto l’anno: ad ogni stagione corrisponde una tipologia di tartufo (l’autore dovrebbe saperlo) e in più non hanno nemmeno le giornate di divieto settimanale come noi cacciatori.

Ancora una volta, dietro almeno apparentemente buone intenzioni non si presta troppa attenzione alla realtà dei fatti e complice magari una certa deformazione professionale che tende piuttosto a suscitare facili emozioni – lungi da noi pensare alla malafede, sia chiaro – quello che dovrebbe essere un articolo giornalistico si trasforma in disinformazione e denigrazione di una attività lecita e di chi la pratica.

In qualità di presidente provinciale della Federazione Italiana della Caccia invito quindi fermamente il sig. Mazzanti nel nome di quella deontologia professionale che come giornalista dovrebbe guidare i suoi scritti a un maggior rispetto anche nei confronti di chi, magari cacciatori e tartufai, esercita una attività da lui non condivisa.

Se è a conoscenza di casi in cui si violano le regole e viene meno il rispetto e la cura per un animale domestico denunci personalmente e pubblicamente come è diritto/dovere di ogni giornalista i responsabili, siano essi cacciatori, tartufai o proprietari di cani in genere. Ma lo faccia raccontando fatti e non dando voce a pregiudizi.