PIANI DI CONTROLLO E COMITATO TECNICO FAUNISTICO VENATORIO NAZIONALE. SE NE È PARLATO IN COMMISSIONE AGRICOLTURA

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Nell’ultima seduta della XIII Commissione Agricoltura alla Camera, il sottosegretario di Stato per l’agricoltura Luigi D’Eramo ha avuto modo di rispondere all’interrogazione dell’onorevole Stefano Vaccari (PD-IDP) in merito ai piani di controllo attuati dalle Regioni per la gestione della fauna selvatica e all’istituzione del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale. l’On. Vaccari aveva rilevato che, ad eccezione della notizia relativa all’avvenuta istituzione del Comitato, per la quale si compiace, sul resto nulla è stato fatto, a conferma di quanto sostenuto in merito alla farraginosità del meccanismo di controllo introdotto nell’ultima legge di bilancio che non ha fatto altro che rendere più difficoltoso il ruolo delle regioni nell’attuazione dei piani faunistici. Il deputato PD sollecitava quindi, il Governo a farsi promotore della raccolta di dati provenienti dalle Regioni per cercare di avere una visione d’assieme di ciò che si sta facendo sull’intero territorio nazionale.

Questo il testo della risposta del Sottosegretario D’Eramo:

“Ricordo che l’articolo 19 della legge n. 157/1992, come modificato, dall’articolo 1, comma 447, della legge n. 197/2022, attribuisce a regioni e province autonome la competenza al controllo delle specie di fauna selvatica in vista di una serie di obiettivi, tra cui assume particolare rilevanza la tutela della pubblica incolumità e della sicurezza stradale da perseguire anche nelle aree protette e in quelle urbane, proprio in ragione della significativa proliferazione di esemplari di cinghiali.

La predetta norma prevede altresì che qualora l’attività di controllo risulti inefficace, gli enti menzionati potranno adottare, sentito l’ISPRA, specifici piani di controllo numerico degli esemplari di fauna selvatica attraverso cattura e abbattimento.

Detti piani sono attuati dai cacciatori iscritti negli ambiti territoriali di caccia o nei comprensori alpini delle aree interessate, previa frequenza di corsi di formazione autorizzati dagli organi competenti a livello regionale o della provincia autonoma e sono coordinati dagli agenti dei corpi di polizia regionale o provinciale.

Si evidenzia che, in relazione a tali piani regionali, non è prevista una specifica attività di report da parte degli enti territoriali a questo Ministero, al quale non vengono comunicati i dati relativi alle attività di controllo e contenimento concretamente poste in essere a livello locale.

Inoltre, il comma 448 dell’articolo 1 della citata legge n. 197/2022, ha introdotto nella legge n. 157/1992, l’articolo 19-ter, che disciplina l’adozione (tramite decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, sentito l’ISPRA e previa intesa nella Conferenza Stato-regioni-province autonome) di un Piano straordinario, di durata quinquennale, per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, da realizzarsi mediante abbattimento e cattura, anche nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto.

Il Piano è attuato e coordinato dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, che possono avvalersi, fra l’altro, dei cacciatori, dei proprietari dei fondi e degli agenti di polizia provinciale e locale.

Al riguardo, informo che la predisposizione del predetto Piano è già in corso e auspichiamo di sottoporlo, in tempi celeri, alla Conferenza Stato-regioni-province autonome, per la necessaria intesa. Sul testo, sono già stati interpellati alcuni portatori di interessi potenzialmente coinvolti nella sua successiva attuazione.

Oltre tutto, proprio nell’ottica di rendere più adeguato e corposo il novero degli strumenti a disposizione per affrontare in maniera efficiente le problematiche di cui trattasi, è in corso di adozione il decreto con il quale si procederà alla ricostituzione del Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio Nazionale di cui all’articolo 8 della legge n. 157/1992.

Tale Comitato è istituzionalmente deputato all’esercizio di funzioni consultive per tutto quanto concerne l’applicazione della legge n. 157/1992.

Il Comitato, in ragione soprattutto della sua composizione, che coinvolge, oltre agli enti locali e territoriali ed ai Ministeri competenti, anche organismi tecnici dello Stato (ad es. ISPRA) e rappresentanti del mondo agricolo e ambientalista, sarebbe la sede tecnico-scientifica deputata ad affrontare le problematiche connesse alla gestione della fauna selvatica e all’esercizio dell’attività venatoria in generale.

Ritengo che le modifiche legislative introdotte, in linea con la disciplina unionale e nazionale in vigore in materia, vadano nella direzione di dotarsi di un insieme di strumenti che abbiano l’obiettivo d’intervenire in maniera più incisiva ed efficace per il controllo numerico e il contenimento delle specie faunistiche che arrecano danni anche alle attività umane”.