PESTE SUINA. UNA INTERROGAZIONE DEI SENATORI BRUZZONE E BERGESIO

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I senatori della Lega Francesco Bruzzone e Giorgio Maria Bergesio hanno rivolto una interrogazione i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della transizione ecologica e della salute per conoscere la loro posizione in merito al coinvolgimento del mondo venatorio, dei ristorni per le aziende e su una riforma della 157/92 alla luce della situazione PSA riscontrata nel Paese.

Questo il testo dell’interrogazione:

Premesso che:

dopo i numerosi avvertimenti lanciati da agricoltori, allevatori, associazioni di categoria e dai cacciatori sul rischio di diffusione in Italia della peste suina africana, ad Ovada (Alessandria), è stato trovato il primo caso di cinghiale morto per peste suina, e proprio in queste ore ne stanno emergendo di nuovi, questi ancora da confermare, come già successo in Germania e nell’est Europa;

il rischio è che la malattia, non trasmissibile all’uomo, possa diffondersi tra la specie dei cinghiali ed arrivare a contagiare i suini, per i quali risulta invece mortale;

è evidente come il proliferare incontrollato della fauna selvatica possa aumentare il rischio di diffusione della peste suina africana, aumentando il rischio sanitario e compromettendo una parte rilevante del fatturato prodotto dalla suinicoltura italiana, a cui si aggiunge tutta una parte di indotto legata al mondo venatorio, il quale subirebbe una grave limitazione per effetto della diffusione della malattia;

si tratta ormai di una vera e propria emergenza che, come più volte denunciato dagli interroganti, poteva essere affrontata con l’attuazione di più efficaci misure di gestione, controllo e contenimento della diffusione della specie dei cinghiali;

le associazioni venatorie fin da subito hanno manifestato la loro disponibilità ad aiutare le attività di gestione dell’emergenza, anche alla luce della loro esperienza sul territorio;

la 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato, in data 30 giugno 2021, ha approvato una risoluzione (Doc XXIV n. 46-A) sulle problematiche legate all’eccessiva presenza di fauna selvatica, che si ripercuotono su molteplici piani. In particolare, dal documento emerge la necessità di ripensare il modello di controllo delle specie dannose, prevedendo la possibilità di procedere anche con piani di abbattimento attuati dalle Regioni sotto il coordinamento della Polizia provinciale, e di puntare alla “prevenzione efficace”, con un piano straordinario di riequilibrio della specie mirato alla sostenibilità ambientale, prevedendo al riguardo che le Regioni possano autorizzare, in qualsiasi periodo dell’anno, i cacciatori e gli altri soggetti abilitati, i proprietari o i conduttori dei fondi interessati al controllo dei cinghiali;

si auspica che il documento possa essere quanto prima esaminato dall’Aula per far sì che il Governo possa rapidamente adottare le indicazioni in esso contenute e provvedere ad una revisione organica della materia, a partire dalla legge n. 157 del 1992, dando inoltre risposte alle questioni legate al tracciamento della filiera e della commercializzazione della carne di cinghiali abbattuti,

si chiede di sapere:

quali azioni immediate i Ministri in indirizzo intendano adottare per arginare la diffusione della peste suina africana sul territorio e se non ritengano ormai prioritario rivedere il quadro normativo di riferimento, a partire dalla legge n. 157 del 1992;

se non ritengano utile avvalersi in questo momento emergenziale dell’opera di volontariato gratuita messa a disposizione dal mondo delle associazioni venatorie, alla luce della loro esperienza sul territorio;

quali azioni intendano adottare, anche di natura finanziaria, al fine di ristorare le aziende, ivi incluse quelle faunistico venatorie e agroturistico venatorie, per i danni loro causati dalle inevitabili misure restrittive, che via via verranno adottate per arginare la diffusione della malattia.