LO SCIACALLO DORATO VARCA L’APPENNINO. IN MARCIA VERSO IL SUD DA DECENNI, È STATO FOTOGRAFATO A PRATO

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Le fototrappole del Monteferrato hanno inaspettatamente “catturato” per la prima volta a sud dell’Appennino lo sciacallo dorato, scientificamente Canis aureus, diffuso dall’Europa orientale fino all’India, ma da 30 anni in espansione in Italia. La lunga marcia di questo animale, appartenente ad una specie particolarmente protetta, nel nostro paese è iniziata dal Carso per poi raggiungere la pianura Padana e l’Appennino emiliano, ma mai era stato avvistato a sud dell’Appennino e in Toscana.

“È stato un vero colpo di fortuna riuscire a filmare un esemplare così raro e schivo – commenta il direttore della Fondazione Parsec, che in convenzione con Natural Oasis, conduce il piano di monitoraggio del basso Appennino pratese – È un magnifico esempio di variazione della fauna, un fenomeno straordinario e irripetibile a cui abbiamo la fortuna di assistere”. In Italia lo sciacallo è molto raro, le segnalazioni più vicine sono nella pianura emiliana.

“Nel nostro territorio è in atto una evoluzione della comunità animale, che è molto cambiata negli ultimi 50 anni – aggiunge Tommaso Cencetti naturalista del Centro di Scienze Naturali di Prato – Se un contadino di allora tornasse oggi nelle nostre zone troverebbe animali come le tortore del collare, arrivate dai Balcani, l’Ibis sacro, una specie africana, e, appunto, gli sciacalli che ai suoi tempi proprio non c’erano”.

È molto importante però imparare a riconosce lo sciacallo dorato, perché può essere facilmente confuso con un piccolo lupo (è grande circa la metà) o con una grossa volpe, quest’ultima però può essere cacciata, a differenza di sciacalli e lupi che, appunto sono protetti. Non è assolutamente pericoloso per l’uomo, si tratta di un animale schivo che ha paura degli esseri umani, e non è nemmeno un predatore abituale di animali domestici, anzi rappresenta una preda per i lupi, come anche la volpe, e quindi si inserisce in equilibrio in un ecosistema strutturato, dove c’è abbondanza di cibo e predatori che ne controllano l’espansione. Il nostro sciacallo è quello che gli esperti definiscono un “opportunista”. Ha una dieta da spazzino, infatti si ciba di qualsiasi cosa: carcasse, vegetali, frutta, vermi, perfino sterco di vacca e naturalmente ama frugare nella spazzatura. Non forma branchi, ma vive in coppia con i figli piccoli, oppure da solo. Come la maggior parte degli animali selvatici si muove anche di giorno quando non è disturbato dalla presenza umana, altrimenti inizia l’attività dopo il tramonto.

La Fondazione ParSeC – Parco delle Scienze e della Cultura, è nata a Prato nel 2017. Gestisce il Museo di Scienze Planetarie, il Centro di Scienze Naturali e l’Istituto Geofisico Toscano.

(Fonte Met – http://met.cittametropolitana.fi.it/news.aspx?n=347375)