INTERROGAZIONE SUI DANNI ALL’ AGRICOLTURA CAUSATI DA LUPI E ORSI IN TRENTINO-ALTO ADIGE. LA RISPOSTA DEL MINISTRO LOLLOBRIGIDA

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Nel corso del Question Time di ieri al Senato, il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Lollobrigida, ha risposto a diverse interrogazioni, fra le quali quella sui danni all’agricoltura causati da orsi e lupi in Trentino-Alto Adige.

Questo il testo del suo intervento e in allegato il video

Signor Presidente, Onorevoli Senatori, la specie Lupo (Canis lupus) è tutelata dalla Direttiva 92/43/CEE (direttiva habitat), recepita con decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997. La questione dei grandi carnivori è stata trattata a livello UE dai Ministri dell’Agricoltura e della Pesca. In tale contesto l’Italia, oltre a rappresentare le grandi difficoltà degli allevatori a causa dell’aumento della popolazione di lupi, ha evidenziato la necessità di prevedere Piani di Gestione finanziati non solo dalla Politica agricola comune, come accaduto nella programmazione dei fondi FEASR 2014-2022 e come ribadito dal Piano Strategico della PAC 2023-2027, ma anche dalle altre politiche, in particolare da quelle ambientali. Il 10 novembre è stato approvato dalla Camera l’ordine del giorno presentato dall’on. Urzì, Ambrosi, Stegel e altri, e recepito ieri al Senato, in cui, preso atto della crescente incidenza dei danni causati da orsi e lupi nel territorio del Trentino Alto Adige, impegna il Governo ad adottare iniziative per sostenere il comparto agricolo. E’ mia convinzione che il problema debba essere affrontato dando attuazione alle indicazioni che provengono dal Parlamento e nel rispetto dei principi posti dalla direttiva Habitat. In quest’ottica, occorre considerare che l’eccessiva presenza di alcune specie animali su determinati territori crea squilibri causando rischi per la salute pubblica e per alcuni settori produttivi strategici, oltre a vanificare un’azione di protezione di altre specie. Va, inoltre, diffondendosi il fenomeno dell’ibridazione dei lupi con le specie canine domestiche, che – come evidenziato dagli esperti di conservazione della fauna – rappresentano un pericolo per la conservazione della specie dei lupi, oltre a determinare la nascita di animali particolarmente aggressivi nei confronti dell’uomo. Il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ci ha informati di essere da anni impegnato per il superamento del Piano d’azione del Lupo attualmente vigente. I Piani finora presentati alla Conferenza Stato-Regioni non hanno conseguito la necessaria intesa di vedute tra le Regioni. Ravvisato il notevole miglioramento dello stato di conservazione della specie su tutto il territorio nazionale, il nuovo piano d’Azione Lupo dovrebbe prevedere un quadro complessivo di azioni di conservazione e contestualmente la possibilità di autorizzare le deroghe previste dalla direttiva habitat, così come avvenuto in Francia ove analogo piano rivolto ad arginare il fenomeno è già stato adottato. Per risolvere tali criticità e garantire il più ampio consenso di tutte le istituzioni coinvolte sulle modalità di intervento che meglio rispondano ad una relazione corretta tra la presenza dell’uomo, quella della fauna selvatica e la sostenibilità ambientale, solo pochi giorni fa ho incontrato il Presidente di Ispra e le istituzioni e le associazioni, che mi avevano rappresentato problematiche riguardati i loro territori o aree di interesse. Sulla base delle loro indicazioni e della comunità scientifica intendiamo infatti trarre tutte le indicazioni tecniche per approntare un piano di settore in linea con le disposizioni europee. Abbiamo la necessità e il dovere di affrontare problemi inevasi da tempo e che gravano sul bilancio dello Stato per milioni di euro, rischiando di depauperare le economie di interi territori attivi nei settori agricolo – turistico e dell’allevamento e determinando l’abbandono di intere aree oggi manutenute in maniera efficiente dagli allevatori. Assicuro il massimo impegno, sia politico sia tecnico, per condividere con il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, con cui è in atto un serrato confronto, soluzioni scientificamente supportate e coerenti con il quadro comunitario in materia, da attuare con il costante coinvolgimento del Parlamento.