GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO. UN PATRIMONIO DA TUTELARE E PRESERVARE

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Roma, 5 dicembre 2025 – Ricorre oggi, 5 dicembre, la giornata mondiale del suolo (World Soil Day), istituita già a partire dal 2013 con l’obiettivo di sensibilizzare la sua essenziale importanza per l’uomo e soprattutto la sua vulnerabilità. Troppo spesso infatti, ci si dimentica che si tratta di una risorsa limitata, non rinnovabile e quindi in costante rischio a causa della crescita incontrollata di infrastrutture legate all’attività antropica.

Il Piano nazionale per la Transizione Ecologica (PTE) si pone come obiettivo la salvaguardia del suolo attraverso il raggiungimento del consumo netto pari a zero già nel 2030 nel nostro Paese. Azzeramento che dovrà avvenire sia riducendo al minimo necessario i nuovi interventi di artificializzazione sia aumentando il ripristino dei suoli compromessi, ma ancora recuperabili. Purtroppo i dati di ISPRA (Rapporto Snpa. Consumo del suolo 2025) non sono promettenti al riguardo: nel 2024 si sono persi 83,7 km2 di suolo naturale, che equivalgono a circa 23 ha al giorno. Un trend purtroppo in crescita negli ultimi anni 10 anni e che non sembra tendere al calo in modo significativo.

L’Italia oggi è così tra gli Stati europei con maggiori coperture artificiali del suolo, che ormai hanno raggiunto il 7,17 % dell’intero territorio a confronto di una media comunitaria del 4,4%. A livello locale la situazione peggiora ulteriormente con alcune regioni che superano anche la soglia del 10 % di suolo consumato (es. Lombardia 12,22 %, Veneto 11,86 % e Campania 10,61 %).

Andando ad analizzare le varie tipologie di suolo consumato ai primi posti troviamo ovviamente le infrastrutture con i relativi cantieri, con quasi 50 km2 di suolo consumato nel 2024, ma spicca anche il dato degli impianti fotovoltaici a terra con ben 17,02 km2 di cui l’80 % su superfici agricole.

Una riflessione ulteriore merita il consumo di suolo di questa categoria in quanto in forte crescita negli ultimi anni e molto probabilmente in forte incremento anche nei prossimi. Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) infatti incentiva lo sviluppo dell’agrivoltaico, mettendo a disposizione ingenti contributi e che potrebbero interessare non meno di 33-34 mila ettari di superficie agraria per rispondere alle previsioni energetiche del piano summenzionato.

Si tratta comunque di consumo di suolo potenzialmente reversibile, ma va ricordato anche che gli impatti negativi di tali impianti non sono solo sul suolo ma anche e soprattutto su altri fronti. L’agrivoltaico infatti impatta paesaggisticamente in modo rilevante rendendo artificiali aree agricole, in molti casi di alto interesse sociale e turistico-ricreazionale. Rischia inoltre di far perdere al cultura stessa dell’attività agricola, in quanto i conduttori dei fondi si trovano più motivati economicamente a produrre energia che a coltivare i terreni.

Infine vi è l’impatto negativo sulla fauna selvatica, in quanto vengono a mancare habitat, si creano frammentazioni del territorio e anche mortalità diretta di capi per collisioni. Sempre secondo i dati ISPRA le superfici attualmente urbanizzate e disponibili al fotovoltaico potrebbero soddisfare abbondantemente le richieste di energia previste dal PTE per questo settore e pertanto c’è da chiedersi perché non utilizzare già i suoli consumati piuttosto che perdere superfici agricole.

La recente Direttiva UE 2025/2360 sul Monitoraggio e Resilienza del Suolo del 12 novembre 2025 ha come obiettivo l’istituzione e l’avvio di un quadro solido e coerente di monitoraggio di valutazione dello stato di salute del suolo in tutti gli Stati europei. Una informazione sicuramente importante e necessaria per la tutela del suolo stesso ma che ci auguriamo che materializzi anche in scelte politiche e di programmazioni concrete e soprattutto indirizzate in una reale tutela e conservazione del suolo.

Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro Ambientali