FIDC NUCLEO DI MAGENTA “ELIGIO COLOMBO”. LA CACCIA NON È IL PROBLEMA. IL PROBLEMA È COME SE NE PARLA

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Il commento di Michela Vittoria Brambilla, riportato nell’articolo pubblicata da ANSA e altri mezzi di comunicazione, è un esempio emblematico di retorica polarizzante che, pur partendo da un fatto tragico — un incidente mortale nel primo giorno di caccia — sceglie di generalizzare e demonizzare un’intera pratica, ignorandone la complessità sociale, culturale e ambientale.

Analisi critica del contenuto

  1. Retorica emotiva e semplificazioni estreme

L’espressione “pratica assurda, crudele, anacronistica e pericolosa” è una condanna totale, che non lascia spazio a distinzioni tra caccia illegale, irresponsabile e quella regolamentata, sostenibile e integrata nella gestione faunistica.

Paragonare i cacciatori a “popoli rimasti all’età della pietra” è una provocazione che svilisce migliaia di cittadini italiani impegnati in attività legittime, spesso al servizio della collettività (controllo selettivo, prevenzione danni agricoli, monitoraggio ambientale).

  1. Ignoranza del ruolo ecologico e gestionale della caccia

La caccia, se regolata e scientificamente pianificata, è uno strumento riconosciuto di gestione faunistica. In molte aree, è l’unico mezzo efficace per contenere popolazioni in sovrannumero (cinghiali, nutrie, corvidi) che causano danni ambientali, agricoli e persino incidenti stradali.

I cacciatori collaborano con enti pubblici, università e associazioni ambientaliste in progetti di monitoraggio, ripopolamento e tutela della biodiversità. Ignorare questo significa negare una realtà documentata.

  1. Strumentalizzazione degli incidenti

Ogni incidente è una tragedia, e la sicurezza deve essere una priorità assoluta. Ma usare un singolo episodio per condannare l’intera attività è scorretto. Sarebbe come abolire l’escursionismo per una caduta in montagna, o vietare la pesca per un annegamento.

Le statistiche sugli incidenti venatori vanno lette con rigore: spesso si tratta di episodi isolati, in calo grazie a formazione, controlli e campagne di sensibilizzazione.

  1. Mancanza di rispetto per la cultura rurale

La caccia è parte integrante della cultura di molte comunità italiane. È legata a tradizioni, identità, socialità. Trattarla come una barbarie da estirpare significa alimentare una frattura tra città e campagna, tra ideologia e realtà vissuta.

Una visione più equilibrata

La critica alla caccia dovrebbe distinguere tra:

Caccia illegale o irresponsabile, da condannare e contrastare.

Caccia regolamentata, da migliorare, monitorare e valorizzare come strumento di gestione e presidio del territorio.

La sicurezza, la formazione e il rispetto delle regole sono fondamentali. Ma il dibattito pubblico merita toni più costruttivi, meno ideologici e più informati. Demonizzare non è mai la soluzione: dialogare, sì. (Federcaccia Nucleo di Magenta “Eligio Colombo”)