Dall’applicazione della Nature Restoration Law, ai crediti per la biodiversità e alle NBS, Boris Erg, direttore dell’Ufficio europeo della IUCN (nella foto), illustra i principali campi di azione nel continente, soprattutto in relazione all’Unione Europea. L’intervista è stata realizzata dopo l’incontro di Erg con i vertici del Comitato italiano IUCN svoltosi presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il 17 febbraio.

Quali sono le principali linee di intervento della IUCN in ambito europeo?
Attualmente ci stiamo concentrando su diversi ambiti di lavoro, sicuramente la politica sulla tutela della biodiversità è al centro della nostra attenzione e in questo ambito seguiamo molto da vicino le direttive dell’Unione Europea sulla natura e in particolare quella recente sul Ripristino della Natura.
Inoltre abbiamo le aree protette, per le quali IUCN propone linee di indirizzo e modelli di classificazione come le Red List, che possono essere protagoniste per l’applicazione del regolamento europeo. Abbiamo poi le OECM e altri strumenti di conservazione basati sul territorio. Lavoriamo a stretto contatto con diversi Stati membri dell’UE sui piani nazionali di ripristino; quindi, sosteniamo con forza l’attuazione del regolamento sul ripristino della natura che va tradotto in progetti operativi nei singoli stati.
A ottobre, in occasione del Congresso mondiale sulla conservazione di abu Dhabi, abbiamo lanciato l’hub europeo delle Nature Based Solutions (NBS), quindi vorremmo sostenere gli hub nazionali esistenti in termini di conoscenze, mobilitazione delle risorse e partnership. In questo credo che realtà come il Comitato italiano IUCN possano svolgere un ruolo importante di indirizzo, supporto e scambio di esperienze e conoscenze.
Recentemente abbiamo anche aperto un nuovo capitolo, quello della “finanza per la biodiversità” e dei “crediti per la natura”. Stiamo lavorando con alcuni Stati membri e con la Commissione europea per la sua implementazione.
Da un punto di vista operativo come si muove, dopo il Congresso di Abu Dhabi, l’ufficio Europeo?
La IUCN, nel mondo, si basa su una enorme risorsa che è fatta dalla partecipazione e condivisione di migliaia di scienziati, ricercatori, uomini delle istituzioni, delle associazioni e della società civile; tutti esperti ed impegnati nella conservazione della natura. Lo scambio di conoscenze ed esperienze è il nostro grande capitale che ci aiuta a tracciare la rotta per la tutela degli ecosistemi e della biodiversità. Incrementare e facilitare l’incontro e la messa in rete di queste risorse umane è lo scopo principale di tutta la IUCN e dell’Ufficio Europe. Intendiamo quindi potenziare l’attività delle nostre due sedi, Bruxelles e Bonn, che prestano particolare attenzione alle politiche europee, così come l’ufficio di Malaga, che si occupa più nello specifico dei temi legati al bacino del Mediterraneo. Ovviamente la cosa più importante è rafforzare le relazioni con gli organismi nazionali, come ad esempio, il Comitato italiano.
La situazione internazionale può influire sulle politiche di conservazione?
La situazione internazionale complessiva e la guerra in Ucraina potrebbero avere un impatto sulla politica di conservazione della natura e della biodiversità, soprattutto dal punto di vista finanziario. Certamente, c’è sempre un impatto delle crisi internazionali sulla tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, sia in termini diretti che per possibili spostamenti di risorse.
La nostra posizione è che la tutela degli ecosistemi non dovrebbe mai diventare una questione secondaria, ma che in realtà l’ambiente può essere uno dei fondamenti della nostra sicurezza, in senso ampio. Un ambiente sano e la conservazione della natura contribuiscono a questo obiettivo, non il contrario.
(Fonte Federparchi)

















