ENCI. CASI DI PESTE SUINA AFRICANA TRA LIGURIA E PIEMONTE

327

 

Nel 2014 è esplosa un’epidemia di PSA in alcuni Paesi dell’Est della UE. Da allora la malattia si è diffusa in numerosi Paesi.

La Peste suina africana (PSA) è una malattia virale, altamente contagiosa e spesso letale, che colpisce suini e cinghiali. NON E’ TRASMISSIBILE AGLI ESSERI UMANI, ma ha un vasto potenziale di diffusione, tanto che un’eventuale epidemia di PSA sul territorio italiano potrebbe ripercuotersi pesantemente sia sul comparto produttivo suinicolo che sulle attività antropiche, conseguentemente alla definizione delle aree di restrizione dove vengono vietate le attività di campo.

Il virus è assai stabile e dotato di una buona resistenza in ambiente esterno e può rimanere vitale anche fino a 100 giorni, sopravvivendo all’interno dei salumi per alcuni mesi o resistendo alle alte temperature.

La scorsa settimana è stato rinvenuto un caso positivo di Peste Suina Africana nella popolazione di cinghiali che insiste in un’ampia area montuosa a cavallo delle regioni Piemonte e Liguria. Il sospetto è stato avanzato il 5 gennaio dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta sulla base della positività al test di prima istanza su un campione prelevato dai servizi veterinari della ASL di Alessandria in ottemperanza a quanto previsto dal piano nazionale di sorveglianza per la PSA; il caso è stato confermato dal Centro di Referenza Nazionale il giorno 6 gennaio ed immediatamente le autorità competenti a livello nazionale e locale si sono attivate per applicare quanto previsto dal manuale delle emergenze. È stata identificata un’area infetta che comprende circa 60 comuni ed illustrata nella mappa seguente.

Nel 2019 ENCI, proprio a seguito delle notizie preoccupanti provenienti dall’Europa, in merito alla diffusione della PSA, ha promosso e realizzato un progetto denominato “Utilizzo di unità cinofile addestrate al rilevamento delle carcasse di cinghiale come strumento di prevenzione e controllo della peste suina africana, con il patrocinio di ISPRA, LEGAMBIENTE, SIEF (Società Italiana di Ecopatologia della Fauna) e Università Federico II di Napoli, Dip. di Medicina Veterinaria. Lo scopo del progetto ha riguardato proprio la creazione di binomi conduttore-cane idonei al rilevamento delle carcasse di cinghiale, da utilizzarsi in operazioni di monitoraggio nell’ambito dei progetti di prevenzione e controllo della Peste suina africana.

All’inizio del 2015, con diverse direttive europee è stato evidenziato il ruolo epidemiologico delle carcasse nel mantenimento della patologia nel territorio, e la loro individuazione e successivo smaltimento secondo buone prassi sono strategie previste nell’elenco delle misure da attuare per il controllo della PSA nei cinghiali selvatici nell’UE

Nell’area infetta, il numero e la tempistica delle carcasse rilevate è l’unico strumento disponibile per seguire l’intero processo di diffusione, compresa l’individuazione delle diverse fasi dell’evoluzione dell’infezione (Guberti et al., 2018).

Con questo studio pilota ENCI ha offerto il proprio contributo tecnico per le attività di formazione di operatori con cani da detection, addestrati al rilevamento delle carcasse.

A ottobre 2020, al termine della formazione, le prime unità cinofile hanno sostenuto una verifica pratica alla presenza di osservatori del Centro di referenza nazionale per la PSA che ha sede presso IZS di Perugia. Le verifiche effettuate hanno confermato come i cani specializzati possano essere uno strumento efficace nelle operazioni di sorveglianza passiva della PSA. Il 30 ottobre 2020 il progetto è stato presentato al MIPAAF.

Il Presidente Dino Muto

(Fonte ENCI)

Fonte http://www.izsum.it/