“DONNE PER IL SOCIALE”: DOMENICA 3 APRILE LA TENUTA SUVIGNANO APRE LE PORTE ALLA SOLIDARIETÀ

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Dall’Assessore Saccardi un plauso per l’iniziativa del Coordinamento delle Cacciatrici FIdC: “Sosteniamo le donne di Federcaccia che hanno deciso di dedicare una giornata e il suo ricavato alla Lega per il Filo d’Oro”

“Donne per il sociale” è il titolo della manifestazione cinofila che va in scena domenica 3 aprile a Suvignano, nella tenuta confiscata alla mafia, organizzata da Coordinamento cacciatrici Federcaccia di Siena, Federcaccia Toscana e di Siena con il sostegno della Regione Toscana.

“Le donne di Federcaccia – ha detto la vicepresidente Saccardi – hanno deciso di dedicare una giornata e il suo ricavato alla Lega per il Filo d’Oro. Credo che sia un segnale molto bello da parte delle donne che domenica 3 aprile si esibiranno con i loro cani da ferma e da cerca. Un segnale di solidarietà  a favore di tanti bambini sordociechi che grazie alla Lega imparano a muoversi e a farsi capire. Sarà un’occasione nella quale la tenuta di Suvignano risponderà pienamente alla sua vocazione di laboratorio permanente non solo per la legalità ma anche per la solidarietà dimostrando che la gestione di questa bella struttura portata avanti da un ente pubblico nel pieno rispetto delle regole e della legalità, funziona e funziona bene”.

L’evento, in cui cani da cerca e da ferma daranno prova delel loro attitudini naturali, nasce dall’idea del coordinamento cacciatrici Fidc per la provincia di Siena e dalla loro referente Rosa Mostardini, con disponibilità della Regione Toscana e di Ente Terre che gestisce la tenuta dove insiste l’azienda faunistico venatoria. Nella giornata è previsto anche uno spettacolo di falconeria.

La storia giudiziaria della tenuta, che si estende oggi per 640 ettari tra i comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo (una colonica di pregio, altri diciassette edifici e 21mila metri quadrati tra immobili e magazzini, anche una piccola chiesa di fianco all’edificio principale), inizia con il giudice Giovanni Falcone, che nel 1983 sequestra l’azienda all’imprenditore palermitano Vincenzo Piazza, sospettato di aver rapporti con Cosa Nostra.

Il costruttore ne rientra successivamente in possesso. Tra il 1994 e il 1996 arriva il secondo sequestro, assieme ad un patrimonio di ben duemila miliardi di vecchie lire affidato alla gestione di un amministratore giudiziario. Poi, nel 2007, la condanna e la confisca definitiva. Si è rischiato successivamente che la tenuta fosse messa all’asta, con il pericolo che potesse tornare alla mafia attraverso prestanome.

Poi nel 2019 è arrivata l’assegnazione alla Regione, che la gestisce adesso attraverso Ente Terre, l’agenzia che già si occupa di altre proprietà demaniali o in gestione, in cui svolge attività di ricerca applicata, sperimentazione e dimostrazione in campo agricolo e forestale. (Fonte REGIONE TOSCANA)