CONSULTAZIONE PUBBLICA AL PIANO DI RIPRISTINO DELLA NATURA. PRESENTATE LE OSSERVAZIONI DI FEDERCACCIA

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L’Ufficio Studi e Ricerche di Federcaccia ha formalizzato le proprie considerazioni in merito alla bozza del Piano Nazionale per il Ripristino della Natura, predisposto da ISPRA su incarico del MASE, aperto alle osservazioni dei cittadini attraverso l’apposita consultazione pubblica. Numerose e significative le proposte avanzate per migliorare un documento che riguarda tutti noi e l’ambiente in cui viviamo, lavoriamo e conduciamo le nostre attività, caccia compresa

Il Regolamento UE per il Ripristino della Natura ha previsto che ogni Stato membro redigesse un proprio Piano Nazionale, finalizzato ad individuare quali misure e quali ambienti selezionare per migliorare lo stato di conservazione dei propri habitat degradati.

Gli obiettivi richiesti nel Piano sono quindi particolarmente ambiziosi in quanto si prevedono degli interventi attivi per recuperare la biodiversità di molti nostri territori da lungo tempo in stato di incuria e abbandono. Progetti di intervento che quindi devono essere non solo effettivamente realizzati, ma anche monitorati nel tempo in termini di effetti di ripristino.

Purtroppo già in questa fase preliminare – che dovrebbe andare in vigore da settembre 2027 – si sono riscontrate diverse criticità, a cominciare dal fatto che il MASE ha impiegato più di un anno di tempo solo per attivarsi nel dare incarico a ISPRA di predisporre il Piano. Con pochi mesi a disposizione si è potuto cosi solo redigere una bozza molto approssimativa del Piano finale, ma soprattutto in tutta la fase di progettazione non sono stati coinvolti i vari stakeholder, cosa peraltro prevista dalla stessa Unione Europea. Federcaccia ha sollecitato più volte il Ministero a dare seguito alla stesura del Piano, chiedendo ripetutamente di essere consultata in quanto fra i principali portatori di interesse su questo tema, ma senza alcun riscontro.

Altro aspetto critico è il fatto che il Piano dell’ISPRA ha privilegiato gli interventi già in essere e soprattutto all’interno di aree protette e di Rete Natura 2000, limitando così la possibilità di realizzare nuove progettualità ed escludendo di fatto ambienti particolarmente bisognosi di ripristino, come ad esempio i territori agricoli. La giustificazione per questa scelta è stata di tipo economico, dichiarando che in questo modo non ci sarebbero state spese per nuovi interventi da realizzare. Questo rappresenta a nostro giudizio un fatto grave, in quanto non prevedere progetti potrebbe dimostrarsi una limitazione per l’Italia qualora in futuro la Comunità Europea stanziasse fondi specifici per i progetti individuati dai vari Piani nazionali

Per queste e altre ragioni, per Federcaccia l’attuale bozza di Piano nazionale risulta fortemente inadeguata e soprattutto non rispecchia quanto richiesto dal Regolamento comunitario.

Già in fase di entrata in vigore del Regolamento comunitario (agosto 2024) la nostra Federazione si era resa conto dell’importanza di tale strumento legislativo e delle enormi potenzialità che avrebbe potuto avere nel nostro territorio anche sugli aspetti di diretto interesse faunistico. Per tale motivo già sul finire del 2024 Federcaccia si è attivata attraverso una convenzione con il CNR-Istituto Sistemi Complessi di Firenze per redigere una propria proposta di Piano. Si è formato cosi un gruppo di lavoro di vari esperti, sia interni a FIdC sia esterni, per individuare le misure e gli interventi ritenuti più urgenti per il nostro territorio nazionale, con particolare attenzione agli ambienti agricoli, forestali ed ai sistemi di acque dolci.

Nella selezione degli interventi inoltre, particolare cura e attenzione sono state poste nell’individuare le misure non solo più efficienti per il ripristino degli habitat faunistici, ma anche di quelle realmente realizzabili sia in termini tecnici sia finanziari (per esempio in base a fondi già previsti dallo Sviluppo Rurale).

Tra gli interventi individuati ci sono misure per le coperture del suolo agrario, per la gestione delle aree prative, le strisce fiorite, le siepi basse, le fasce tampone, la diversificazione degli alvei fluviali, la gestione della vegetazione ripariale e molte altre ancora.

Ancora, nella nostra proposta abbiamo segnalato il ruolo e l’interesse primario dei cacciatori in questo Regolamento, evidenziando anche le possibilità finanziarie messe in atto annualmente da ATC e CA e che possono quindi essere inserite nel computo delle azioni di ripristino della natura. Non si hanno dati precisi al riguardo, ma una stima attendibile le colloca nell’ordine di diverse decine di milioni l’anno per interventi di miglioramenti ambientali e in particolare nelle aree agricole.

Il complesso lavoro effettuato, composto da relazione, schede delle misure proposte e relativa cartografia, è stato trasmesso al MASE attraverso la piattaforma prevista per le consultazioni pubbliche al Piano stesso, attiva dal 23 aprile al 9 giugno 2026, e chiaramente auspichiamo venga tenuto in adeguata considerazione.

Non resta ora che rimanere in attesa degli esiti della consultazione e della nuova formulazione del Piano che dovrà comunque essere trasmesso alla Comunità Europea a fine agosto p.v.

Federcaccia intende in ogni caso sottolineare che pur avendo risposto nella forma della consultazione pubblica scelta dalle Istituzioni alla richiesta di presentare osservazioni e proposte, rimane fermamente convinta della necessità per i principali portatori di interesse di sedere a un tavolo di confronto che garantisca un loro coinvolgimento concreto e non formale e rinnova ancora una volta l’invito al Ministero affinché dia seguito alla sua sollecita convocazione.

Ufficio Stampa e Comunicazione Federazione Italiana della Caccia