BIODIVERSITÀ ALPINA, DAI BIG DATA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: A TRENTO LA RICERCA SI CONFRONTA SULLE NUOVE SFIDE DELLA CONSERVAZIONE  

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Il 5 e 6 novembre circa 130 relatrici e relatori, 19 enti tra università, istituzioni scientifiche e centri di ricerca e quattro keynote speakers di rilievo internazionale si incontrano al Museo delle Scienze di Trento per EuBiReCo 2026, la conferenza sulla biodiversità dell’Euregio (Trentino, Alto Adige e Tirolo) organizzata dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento e Fondazione Edmund Mach. Al centro, la collaborazione tra territori, le nuove frontiere della ricerca e le strategie per la tutela degli ecosistemi montani.

Dall’intelligenza artificiale applicata alla modellazione ecologica al DNA ambientale, dal monitoraggio satellitare delle foreste agli effetti del ritiro dei ghiacciai sulla biodiversità d’alta quota: la ricerca scientifica sta sviluppando strumenti sempre più avanzati per comprendere le trasformazioni degli ecosistemi e individuare strategie efficaci di conservazione. Saranno questi alcuni dei temi al centro dell’EuBiReCo 2026 – Euregio Biodiversity Research Conference, in programma il 5 e 6 novembre al MUSE – Museo delle Scienze di Trento.

Per la prima volta in Trentino, la conferenza riunirà circa 130 relatrici e relatori e vedrà rappresentate 19 istituzioni italiane ed internazionali tra università, musei, centri di ricerca e altre realtà impegnate nello studio e nella tutela della biodiversità. Tra gli enti partecipanti figurano anche istituzioni oltre i confini dell’Euregio come l’Università di Konstanz (Germania), l’Università di Oviedo (Spagna) e la MIT World Peace University (India).

Nata nel 2000 come iniziativa locale dedicata alla ricerca zoologica e botanica in Alto Adige, EuBiReCo ha ampliato nel 2024 il proprio ambito all’intera area Euregio, consolidandosi come occasione di collaborazione scientifica transfrontaliera tra il Tirolo e le Province autonome di Bolzano e Trento. L’edizione 2026, co-organizzata da MUSE e Fondazione Edmund Mach, segna un ulteriore passo in questo percorso, favorendo lo sviluppo di reti di ricerca e di iniziative condivise per la conoscenza e la conservazione del patrimonio naturale montano e dell’interno arco alpino.

«Lo studio della complessità della biodiversità alpina richiede oggi strumenti di ricerca avanzati e sempre più integrati, e la capacità di mettere in relazione competenze, dati e conoscenze provenienti da discipline diverse. EuBiReCo rappresenta un’importante occasione per condividere risultati scientifici, confrontare metodologie e costruire collaborazioni tra istituzioni e territori, contribuendo ad affrontare le sfide ambientali che interessano l’intero arco alpino», sottolineano Francesco Rovero, del MUSE, e Damiano Gianelle, della Fondazione Edmund Mach, co-referenti del Comitato scientifico della conferenza.

In rappresentanza delle diverse realtà di ricerca presenti nell’Euroregione Trentino e promotrici del convegno, Alto-Adige, Tirolo, partecipano al Comitato scientifico anche Giulia Ferrari (FEM) e Mauro Gobbi (MUSE), Cäcilia Lechner Pagitz (Università di Innsbruck), Chiara Paniccia (EURAC Research), Thomas Wilhalm (Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige) e Giulia Tomasi (Fondazione Museo Civico di Rovereto).

Quattro sessioni per affrontare le sfide della biodiversità

Il programma scientifico si articola in quattro sessioni, che affrontano la biodiversità alpina attraverso una prospettiva interdisciplinare e multiscala.

La prima sessione, dedicata ai nuovi strumenti per la valutazione della biodiversità e alla gestione dei Big Data, approfondirà le potenzialità di tecnologie come il telerilevamento, la robotica, il DNA ambientale (eDNA), la bioacustica e il fototrappolaggio, insieme alle applicazioni dell’intelligenza artificiale nella ricerca ecologica.

La seconda, sugli hotspot di biodiversità alpina e gli habitat estremi, si concentrerà invece sugli ambienti più particolari e vulnerabili della montagna, dai ghiacciai alle torbiere, dalle creste d’alta quota alle grotte sotterranee.

La terza sessione, focalizzata sulla ricerca partecipata e collaborativa, metterà al centro il rapporto tra scienza, cittadinanza, comunità locali e gestione del territorio, evidenziando il valore della condivisione delle conoscenze per una tutela ambientale ed una ricerca efficace e socialmente rilevante.

Infine, la sessione Modelli e interazioni della biodiversità: dai geni agli ecosistemi esaminerà le relazioni tra i diversi livelli organizzativi della vita, dalla dimensione microscopica alle dinamiche macro-ecologiche su larga scala, con particolare attenzione alla conservazione, al ripristino della natura e alla resilienza degli ecosistemi di fronte ai cambiamenti climatici e alle pressioni antropiche.

I keynote speakers di rilievo internazionale

Ad arricchire il programma saranno quattro relatrici e relatori di fama internazionale.

David Coomes, professore di Ecologia forestale e conservazione all’Università di Cambridge (Regno Unito), illustrerà un caso di studio che esemplifica le potenzialità delle tecnologie di remote sensing, tra cui scansioni laser aeree e immagini satellitari, per studiare le risposte della vegetazione alle attività umane e ai cambiamenti climatici.

Francesco Ficetola, professore di Zoologia all’Università degli Studi di Milano, tratterà il tema del ritiro dei ghiacciai, che è una delle conseguenze più drammatiche dei cambiamenti climatici, analizzando a livello sia Alpino che globale come cambiano i nuovi ecosistemi terrestri che si formano di conseguenza e come gli organismi li colonizzano.

Tanja Straka, docente di Gestione delle aree naturali e della fauna selvatica presso la Hochschule Weihenstephan-Triesdorf (Germania), porterà il proprio contributo sul rapporto tra esseri umani e natura, sulle interazioni tra società e fauna selvatica e sul ruolo che la diversità delle comunità umane gioca nelle strategie di conservazione.

David Roiz, ricercatore associato all’Istituto per la ricerca sulla fauna selvatica e la caccia (IREC, CSIC–UCLM, Spagna) e all’Istituto francese per la ricerca sullo sviluppo sostenibile (IRD), si concentrerà sulle dinamiche eco-epidemiologiche delle malattie trasmesse da vettori, attraverso un approccio One Health che integra ambiente, clima e salute.

Spazio alle nuove generazioni della ricerca

Accanto agli interventi dei keynote speakers, la conferenza darà spazio ai contributi della comunità scientifica attraverso presentazioni e brevi speed talk. Particolare attenzione sarà dedicata a giovani ricercatrici e ricercatori, il cui contributo è fondamentale per lo sviluppo di metodologie innovative e di nuove prospettive per lo studio della biodiversità alpina. La conferenza intende favorire non soltanto la condivisione dei risultati scientifici, ma anche la nascita di nuove collaborazioni tra università, musei, centri di ricerca, amministrazioni ed enti impegnati nella gestione del territorio e delle aree protette.

Programma completo e maggiori info su muse.it

(Fonte Ufficio Stampa MUSE)