PSA. A BOLOGNA UN CONVEGNO PER IL CONFRONTO TRA ISTITUZIONI, AGRICOLTURA E MONDO VENATORIO

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Ben oltre 100 presenze tra Dirigenti venatori, ATC, rappresentanti del mondo agricolo, cacciatori e istituzioni. Presenti il Sottosegretario al Masaf, sen. La Pietra, e il Commissario straordinario per la PSA Filippini

Azione coordinata tra istituzioni, mondo agricolo, venatorio contro la Peste Suina Africana, nel convegno “PSA Criticità e prospettive”, promosso da Federcaccia Bologna, Emilia-Romagna e Nazionale tenutosi nei giorni scorsi a Sasso Marconi.

In apertura di lavori, Paolo Pini, consigliere nazionale Federcaccia, ha illustrato le ragioni: corretta informazione sulla PSA e sulle ordinanze del Commissario, chiarire le procedure operative e costruire sinergie alla vigilia della stagione venatoria. “Abbiamo voluto questo momento di confronto – sottolinea Pini – per dare risposte chiare ai cacciatori e al territorio, lontano da allarmismi, e per mettere attorno allo stesso tavolo chi ogni giorno lavora per arginare la PSA”.

Moderato dal capo Ufficio Stampa di Federcaccia, Marco Ramanzini, ha preso il via il primo Tavolo di confronto, volto a far emergere le criticità concrete che la PSA e le ordinanze commissariali stanno generando per le attività agricole e per la gestione faunistico-venatoria del territorio. A inquadrare la situazione Marco Elmi, Vicepresidente Federcaccia Bologna: “Nella nostra provincia incidono 45.000 ettari di zona di restrizione più 8.700 di parco. Per fare un buon lavoro in un territorio così vasto e difficile servono gli strumenti adeguati. Abbiamo chiesto di poter utilizzare 6 cani per ogni azione di controllo in braccata. È il numero minimo per essere incisivi e ottenere un risultato veramente soddisfacente, altrimenti rischiamo di rendere vani tutti gli sforzi e di ottenere risultati fallimentari”. Giusto che dopo test negativo, affidabile al 98%, la carne possa uscire dalla zona. Critica l’autocertificazione dei 15 giorni che vale solo per il mondo venatorio. “A Bologna – conclude Elmi –1.322 cacciatori formati in biosicurezza in 7 Comuni e 8 centri di raccolta”.

Enrico Dini, Presidente ATC BO2 e Lorenzo Benedetti, Presidente ATC BO3 hanno sottolineato l’importanza delle squadre di caccia al cinghiale: “Sono volontariato, garantiscono sostenibilità economica degli ATC e 85% degli abbattimenti. Si passa dalla caccia venatoria al prelievo in regime di controllo, serve un sistema chiaro”. Fondamentale il nodo indennizzi: gli ATC hanno ricordato l’impegno sui rimborsi per danni da fauna, sulle spese sostenute dalle squadre per adeguamenti, carburante e centri di raccolta, e sulla necessità di rendere più rapidi i ristori per gli operatori, con procedute semplificate e tempi certi e senza scaricare sui territori i costi dell’emergenza.

Alessandro Scala, in rappresentanza di Coldiretti Bologna e Riccardo Evangelisti in rappresentanza CIA Emilia-Romagna hanno portato la voce del mondo agricolo e degli allevamenti, sottolineando che la filiera suinicola si trova in ginocchio tra vincoli sanitari e blocco commerciale. Le Associazioni agricole chiedono investimenti pubblici mirati per garantire sostenibilità, sicurezza degli allevamenti e tenuta della filiera produttiva e commerciale, insieme a procedure più snelle e agili per chi opera quotidianamente sul campo

Dopo l’inquadramento della situazione e le richieste per più efficaci interventi è stata la volta delle Istituzioni far sentire la loro voce, dando vita al secondo Tavolo di lavoro.

Giovanni Filippini, Commissario Straordinario Nazionale alla PSA ha rimarcato come “Il nemico è il Virus. Serve determinazione e strategie condivise. Il protagonista sul territorio è il cacciatore: per anticipare la malattia serve chi conosce i boschi. Siamo pronti a valutare deroghe mirate se funzionali all’obbiettivo. Un obbiettivo per il cui raggiungimento ho bisogno di voi”.

Da parte sua il Sen. Patrizio La Pietra, Sottosegretario MASAF, ha ricordato che “Il modello Masaf-Salute-Commissario funziona, le eradicazioni con voto unanime UE lo dimostrano”. Un percorso –ha concluso – su cui occorre proseguire con unità di intenti, senza scaricare il peso su una sola categoria, valorizzando il cacciatore come alleato fondamentale per la tutela della filiera zootecnica e dell’equilibrio ambientale”.

Stefano Poma, Settore Attività faunistico-venatorie, Pesca e Acquacoltura Regione Emilia-Romagna ha illustrato l’impegno della Regione: oltre 14 milioni stanziati (3 per depopolamento, 11 per biosicurezza) più bando da 1 milione alle Province. Obiettivo fino al 150% dei prelievi in alcune fasce, ricerca delle carcasse con unità cinofile ENCI e GOT a Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna, in linea con Ordinanza 7/2026.

Infine, Tiberio Rabboni, Presidente dell’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale ha rimarcato l’impegno a intervenire anche nelle zone protette, sottolineando la “cooperazione e piena disponibilità da parte delle squadre di cinghialai interessate dalle aree di Parco, con le quali si è aperta una collaborazione concreta ed efficace.

Tra gli interventi programmati, merita particolare attenzione quello del Vicecomandante della Polizia Provinciale, Tommaso Fulgaro che ha ricordato come sia compito proprio di questo Corpo l’applicazione dei Piani di controllo regionali e il coordinamento del personale operante sul territorio: “E per raggiungere i risultati attesi, chiede regole chiare, procedure uniformi e una catena di comando certa per tutti gli attori in campo”.

A Massimo Buconi, Presidente Nazionale Federcaccia, il compito di tirare le conclusioni al termine di un pomeriggio intenso e costruttivo, per la cui riuscita ha ringraziato tutti i partecipanti e i relatori, in particolare il Sottosegretario La Pietra e il Commissario Filippini, ai quali ha riconosciuto la massima disponibilità al confronto con il mondo venatorio e non solo. In chiusura, Buconi ha rivendicato il ruolo del cacciatore come punto di riferimento irrinunciabile per la gestione del territorio e nella lotta alla PSA: “Uscire dall’emergenza al più presto per un modello strutturale di contenimento del cinghiale, basato su un coordinamento fattivo a tutti i livelli tra Governo, Commissario, Regioni e territori”.

“Federcaccia c’è – conclude Buconi – ma servono procedure agili, certezza delle regole e unità di intenti per liberare rapidamente i territori dalle restrizioni”.

 Ufficio Stampa Federcaccia Emilia-Romagna