PICCOLA SELVAGGINA STANZIALE, A BENEVENTO IL CONFRONTO TRA RICERCA E GESTIONE PER IL RECUPERO DELLE POPOLAZIONI NATURALI

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Fagiano, lepre e starna al centro di una giornata di studio dedicata alle più efficaci strategie di conservazione, gestione e recupero delle popolazioni naturali.

Come favorire il ritorno di popolazioni naturali di piccola selvaggina stanziale? Quali tecniche di gestione possono dare risultati concreti e duraturi? E quale ruolo possono svolgere la ricerca scientifica, il mantenimento degli habitat e una corretta gestione del territorio anche per quanto riguarda il controllo dei predatori?

Sono state queste le principali domande al centro della giornata di studio “Piccola selvaggina stanziale (fagiano, lepre e starna): tecniche di conservazione e gestione per il recupero di popolazioni naturali”, svoltasi lo scorso 29 agosto presso l’Auditorium Virgineo del Museo del Sannio di Benevento.

L’iniziativa, organizzata dall’Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro-Ambientali della Federazione Italiana della Caccia, in collaborazione con la Sezione Provinciale FIdC di Benevento, ha riunito tecnici e rappresentanti del mondo venatorio in un momento di approfondimento dedicato a una delle sfide più importanti della moderna gestione faunistica: creare le condizioni affinché le specie di piccola selvaggina stanziale possano tornare a vivere e riprodursi stabilmente negli ambienti naturali.

Un obiettivo che richiede conoscenze scientifiche, programmazione, monitoraggio e interventi mirati, superando modelli gestionali ormai obsoleti e puntando sempre più sulla capacità delle popolazioni reintrodotte di adattarsi all’ambiente e di autosostenersi.

Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione del presidente provinciale di FIdC Benevento Claudio Rosato, i lavori sono entrati nel vivo con una serie di relazioni dedicate agli aspetti normativi, gestionali e tecnico-scientifici.

Ad aprire gli interventi è stato il Dott. Aldo Di Brita, della Regione Lombardia, che ha illustrato il Piano Faunistico della Regione Campania 2024-2029, delineando il quadro della pianificazione faunistico-venatoria regionale e soffermandosi sugli indirizzi necessari a una gestione efficace del territorio e delle risorse faunistiche.

Un passaggio fondamentale, perché la conservazione della fauna selvatica non può prescindere dalla disponibilità di habitat idonei e da una pianificazione capace di mettere in relazione le esigenze delle specie di interesse venatorio con quelle del territorio.

Particolare attenzione è stata poi dedicata al fagiano, con la relazione del Dott. Davide Senserini, dell’Ufficio Studi e Ricerche FIdC.

L’intervento ha affrontato l’evoluzione delle tecniche di gestione, dal ricorso ai metodi tradizionali alle più recenti prospettive scientifiche, evidenziando l’importanza dei comportamenti adattivi e le tecniche di allevamento e ambientamento sempre più finalizzate alla formazione di soggetti capaci di affrontare efficacemente le insidie della vita in natura.

Una prospettiva che sposta l’attenzione dal semplice ripopolamento alla costruzione di popolazioni realmente in grado di adattarsi, riprodursi e mantenersi nel tempo.

La lepre: monitoraggio e buone pratiche. Il tema della conservazione e gestione della lepre è stato affrontato dalla dott.ssa Antonella Labate, dell’Ufficio Studi e Ricerche FIdC e responsabile dell’Ufficio Faunistico di Federcaccia Lombardia.

La relazione ha portato all’attenzione dei partecipanti l’esperienza maturata attraverso il progetto sviluppato da Federcaccia Lombardia, con particolare riferimento alle attività di monitoraggio e alle azioni concrete messe in campo per sostenere e tutelare le popolazioni di lepre nel comparto planiziale del Nord Italia.

Un’esperienza che dimostra come la conoscenza puntuale delle popolazioni e la verifica costante dei risultati siano elementi indispensabili per orientare correttamente gli interventi di gestione.

Dalla lepre alla starna, una delle specie che maggiormente richiede interventi qualificati e una strategia di conservazione di lungo periodo.

A parlarne è stato il Dott. Daniel Tramontana, vice coordinatore dell’Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro-Ambientali della FIdC, che ha messo a confronto le diverse tecniche utilizzate per il recupero e la reintroduzione della sottospecie italica sul territorio nazionale.

Nel corso della relazione sono stati analizzati i principali fattori in grado di determinare il successo degli interventi, dall’ambientamento alla capacità di adattamento alla vita selvatica, fino al training anti-predatorio, elemento particolarmente importante per aumentare le possibilità di sopravvivenza dei soggetti una volta immessi in natura.

A completare il quadro degli interventi è stato Luca Coletti, Presidente di FIdC Perugia, che ha approfondito il ruolo delle Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC).

Si tratta di aree che possono svolgere una funzione strategica nella costituzione e nella salvaguardia delle popolazioni naturali, favorendo condizioni ambientali idonee e contribuendo, attraverso l’irradiamento, alla diffusione della fauna stanziale verso i territori aperti all’attività venatoria.

Un modello gestionale che, se adeguatamente programmato e monitorato, può rappresentare un importante strumento per favorire la crescita e la diffusione delle popolazioni naturali, anche attraverso la costituzione di distretti dedicati alla piccola selvaggina stanziale.

La giornata si è conclusa con l’intervento del Presidente Nazionale della Federazione Italiana della Caccia, Massimo Buconi, che ha ribadito l’impegno della Federazione nel campo della ricerca applicata e nella valorizzazione del ruolo che il mondo venatorio può svolgere nella gestione e nella conservazione della fauna e degli ambienti naturali.

Dal confronto di Benevento è emersa con chiarezza la necessità di una visione di lungo periodo, nella quale ricerca scientifica, recupero degli habitat naturali, pianificazione territoriale, monitoraggio e gestione faunistica possano integrarsi all’interno di una strategia comune.

Il recupero di fagiano, lepre e starna non può infatti esaurirsi nel semplice ripopolamento, ma deve puntare alla costituzione di popolazioni naturali, vitali, adattate all’ambiente e capaci di autosostenersi. Un obiettivo ambizioso, che richiede competenze, continuità e capacità di verificare sul campo l’efficacia degli interventi.

È proprio su questa prospettiva che la Federazione Italiana della Caccia intende continuare a investire, mettendo a disposizione il patrimonio di conoscenze maturato attraverso la ricerca e l’esperienza sul territorio. Perché una gestione faunistica efficace nasce dall’incontro tra scienza, territorio e responsabilità gestionale, con l’obiettivo comune di conservare e valorizzare il patrimonio faunistico italiano. (Ufficio Studi e Ricerche FIdC)