CACCIA. SOTTOSEGRETARIO LA PIETRA, RIFORMA LEGGE 157 ATTUALIZZA NORMA VECCHIA DI 34 ANNI. CONCETTO CHIAVE “GESTIONE”

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“Leggo numerose dichiarazioni di esponenti della sinistra italiana che continuano a denotare una posizione pregiudiziale e ideologica contro l’attività venatoria, peraltro ampiamente evidenziata durante la discussione in commissione, dove è apparsa palesemente anche la mancata conoscenza della importante distinzione tra attività venatoria e attività di controllo: d’altronde quando si è accecati dall’essere contro a qualunque costo, succede questo ed altro. Detto ciò a fronte di dichiarazioni non solo pregiudizievoli ma spesso anche false, credo opportuno fare alcune precisazioni. La riforma della legge 157 intende armonizzare e contestualizzare una legge vecchia di 34 anni, non più aderente alle situazioni attuali. E’ cambiata l’Europa, sono cambiati i riferimenti normativi istituzionali dove le Regioni hanno di fatto sostituito le Province. Il mondo venatorio è profondamente mutato dal 1992, in quantità, con una sostanziale diminuzione dei suoi praticanti e in qualità, avendo acquisito questo mondo una maggiore consapevolezza del valore della sostenibilità ambientale e della biodiversità, ma soprattutto è cambiato l’habitat anche per la fauna selvatica ed il suo impatto sulle varie attività antropiche. Un cambiamento da cui origina l’introduzione di un principio fondamentale legato al termine “gestione”, in cui l’attività venatoria “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”; l’ambiente, l’economia, la fauna selvatica hanno bisogno di gestione, non solo la caccia. Un principio cardine fondamentale che valorizza tutta l’attività ed è il cuore della riforma, è un cambio di paradigma che richiederà l’impegno di tutti per attuarlo. Ormai solo qualche retrogrado culturale, o chi è in malafede, può pensare che conservazione, valorizzazione e futuro possano realizzarsi con la sola protezione.

Questo mutato contesto ha inoltre determinato l’esigenza di una serie di modifiche puntuali all’impianto normativo che vanno incontro alle nuove necessità di gestione della fauna selvatica. Oltre a ribadire che l’attività venatoria contribuisce al contenimento delle specie invasive ed alla prevenzione della diffusione di malattie quali la PSA, il testo introduce novità in materia di pianificazione faunistica e venatoria che favoriscono una gestione integrata degli habitat e garantiscono una distribuzione ponderata dell’ attività venatoria sul territorio. Sono fissati paletti ben definiti, come ad esempio nel caso dei parchi nazionali e regionali, destinati e conteggiati per il raggiungimento della quota del 20-30% di territorio agro-silvo-pastorale che le regioni devono definire a protezione della fauna selvatica. Così come vengono attribuite alle regioni le aree del demanio marittimo, in modo da rendere loro la facoltà di includere le aree costiere nei rispettivi piani di gestione. Al di là della sensazionalistica notizia che si può “cacciare sulla spiaggia”: non si sono accorti, o fanno finta, che da sempre sul demanio marittimo si attuano i piani di gestione faunistica. Si rendono più efficaci le norme per meglio gestire il cinghiale e si introduce il contrasto a chi ostacola l’attività di controllo della fauna selvatica, si rende cioè chiaro anche in campo venatorio che viola la legge chi compie attività illecite e non chi svolge una attività secondo la legge. Si aboliscono le scelte delle opzioni di caccia a causa della diminuita pressione venatoria e si aumentano in maniera importante ed efficace le sanzioni contro il bracconaggio. Anche qui mi preme sottolineare come la sinistra pur di non votare a favore ad una proposta della maggioranza di inasprimento delle sanzioni anti-bracconaggio si sia astenuta, testimoniando la loro pregiudiziale a prescindere. Questi sono solo alcuni esempi concreti del perché è necessario e doveroso smettere di ignorare la materia, o peggio ancora affidarsi a criteri figli di diktat ideologici fuorvianti rispetto alla realtà dei fatti. Una realtà che invece richiede senso di responsabilità a cui le istituzioni non possono e non devono sottrarsi, imponendo di mettere a disposizione dei cittadini norme adeguate e rispettose delle esigenze di tutti gli attori interessati”.

E’ quanto dichiara il sottosegretario al Masaf, senatore Patrizio La Pietra. (Fonte MASAF)