SULLA PESTE SUINA RISOLUZIONE IN COMMISSIONE AGRICOLTURA

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È stata approvata in XIII Commissione (Agricoltura) permanente alla Camera dei Deputati una risoluzione, primo firmatario Francesco Bruzzone, che impegna il Governo a una serie di misure urgenti per arginare e debellare l’epidemia di PSA nel nostro Paese. Di seguito il testo dell’Atto.

 

 La XIII Commissione,

premesso che:

la peste suina africana (Psa) è una malattia virale, non trasmissibile agli esseri umani, ma che può causare ingenti danni al tessuto economico, poiché altamente contagiosa e letale anche per i maiali d’allevamento;

a distanza di più di anno e mezzo circa dal primo caso – rilevato il 7 gennaio 2022 – è stata accertata la presenza della Psa nelle popolazioni di cinghiali, ma anche in alcuni casi sporadici di suini allevati, nel territorio del Lazio;

se pure efficacemente gestita a livello nazionale e regionale, anche con il contributo delle aziende e delle associazioni coinvolte, il contenimento della diffusione della peste suina non sta funzionando come dovrebbe;

i dati forniti dal Ministero della Salute denotano un incremento significativo di suidi infetti in diverse parti del paese, in prevalenza al Nord. Al 6 giugno 2023, nell’Italia continentale si riscontrano un totale di 847 casi in tutta la penisola di cui: 440 in Piemonte (Alessandria), 318 in (Genova-Savona), 56 nel Lazio (Roma) di cui 1 su altri suidi, Campania 16 (Salerno), Reggio Calabria 9 di cui 2 su altri suidi, Sardegna 8 (Sassari-Nuoro-Sud Sardegna) di cui 4 su suini domestici 16 in Campania (Salerno), 9 in Calabria (Reggio Calabria) di cui 2 su suini domestici;

sono stati riscontrati focolai di PSA anche in nuove aree del paese, come Campania e Calabria. L’Italia ha provveduto, infatti, ad informare la Commissione Ue, in data 12 maggio 2023, circa lo stato attuale di diffusione del virus sul territorio, confermando la presenza di due nuovi focolai in suini detenuti nella regione Calabria, in precedenza indenni dalla malattia. In conformità al regolamento delegato (UE) 2020/687 e al regolamento di esecuzione (UE) 2023/594, l’Italia ha provveduto a qualificare tali aree come zone soggette a restrizioni;

è importante sottolineare che le criticità legate alla moltiplicazione incontrollata delle popolazioni di cinghiali, con i conseguenti danni all’agricoltura, e i più recenti problemi di ordine pubblico, non sono nuove, ed esulano – in parte – nella loro risoluzione, dalla gestione della PSA. In tale contesto, le esperienze degli altri Stati Membri europei hanno evidenziato che il depopolamento dei cinghiali nelle zone infette ai fini dell’eradicazione, sia uno dei principali ed efficaci strumenti per la gestione numerica della popolazione. Diversamente, la gestione delle popolazioni di cinghiali nelle aree indenni è contemplata nei Piani regionali di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della PSA nei suini da allevamento e nella specie cinghiale (cosiddetti PRIU) di cui al D.L. 9/2022 convertito in legge dalla L. 7 aprile 2022, n. 29, che le regioni e Province autonome hanno adottato per prevenire e contenere la diffusione della PSA in Italia (quelle indenni da PSA e nelle parti indenni in caso di presenza della PSA). In detti PRIU sono previste la ricognizione della consistenza della specie cinghiale e le modalità di attuazione dei metodi per la gestione della specie;

il commissario straordinario per la peste suina africana è chiamato a coordinare i servizi veterinari delle Asl competenti per territorio, le strutture sanitarie pubbliche, le strutture amministrative e tecniche regionali nonché gli enti territorialmente competenti e a verificare la regolarità dell’abbattimento e distruzione degli animali infetti e dello smaltimento delle carcasse di suini nonché le procedure di disinfezione svolte sotto il controllo della Asl competente;

l’Ispra fornisce il supporto necessario al commissario straordinario, valutando, in particolare, i piani regionali di intervento urgente previsti dal quadro normativo specifico su tale materia;

l’Ispra, durante l’audizione svolta in Commissione agricoltura della Camera dei deputati il 25 gennaio 2023, ha riferito che «si registra un costante aumento delle problematiche legate alla presenza del cinghiale in Italia, sia per gli impatti causati all’agricoltura, sia per l’aumento degli incidenti stradali, e – non ultimo – per le problematiche legate alla sempre più diffusa presenza del cinghiale nelle aree urbanizzate»;

nel 2023 si è ritenuto necessario procedere ad un aggiornamento complessivo delle misure contenute nella Ordinanza Commissariale n. 4/2022, alla luce dell’evoluzione della situazione epidemiologica, ed è stata emanata l’Ordinanza Commissariale PSA n.2/2023;

sempre secondo quanto riportato da Ispra, «Per contenere le popolazioni di cinghiale è essenziale non solo aumentare significativamente i prelievi, ma contestualmente seguire una più corretta programmazione dei piani di abbattimento»;

sempre ISPRA ha messo in evidenza l’importanza del monitoraggio su scala regionale e nazionale delle popolazioni di ungulati, con metodologie tecnicamente corrette che supportino la formulazione di piani di prelievo;

infine, sempre l’Ispra, ha chiarito come «le raccomandazioni tecniche sono coerenti con la strategia di gestione della Peste Suina Africana adottata dalle autorità sanitarie competenti e con la relativa normativa vigente per la gestione, il controllo e l’eradicazione di questa gravissima malattia dal nostro territorio. Una loro futura implementazione dovrà necessariamente essere declinata tenendo conto anche della situazione epidemiologica, che recentemente ha fatto rilevare una recrudescenza della malattia nelle aree piemontesi e liguri, alla quale ha fatto seguito l’ordinanza del 27 dicembre 2022 con la quale il Commissario straordinario alla Peste Suina Africana ha prorogato di ulteriori tre mesi alcune delle misure restrittive già vigenti.»;

gli operatori faunistici autorizzati, in base alla normativa in materia di caccia e controllo della fauna, sono soggetti deputati al controllo della fauna selvatica, vengono selezionati attraverso specifici corsi di preparazione alla gestione faunistica, sono già in possesso della licenza di caccia ed hanno superato un apposito corso di preparazione specifiche;

vi è piena consapevolezza dei danni economici e delle gravissime ripercussioni sul settore della suinicoltura e sull’export nel caso in cui la malattia dovesse coinvolgere la filiera suinicola, visto che il virus della Psa si sta diffondendo ben oltre i confini originariamente individuati, per questo sin da gennaio 2022 tutti gli sforzi sono stati concentrati proprio a scongiurare tale evenienza, in particolare volgendo l’attenzione all’applicazione delle misure di biosicurezza, unico strumento utile ad evitare l’introduzione del virus negli allevamenti, ed alla formazione e aggiornamento degli addetti del settore, dai veterinari agli allevatori, e a tutti gli stakeholder, per aumentare la conoscenza sulla malattia e la consapevolezza sui rischi che la presenza della PSA in un territorio comporta;

anche se i contagi sono concentrati in diverse aree del Piemonte e della Liguria, e, in parte, del Lazio, e dal 5 giugno 2023, della Campania e della Calabria, è necessario che la Psa non raggiunga le zone a più alta intensità di capi suini allevati e nelle quali sono ubicati i maggiori stabilimenti produttivi di carni e salumi, aree in cui i danni derivanti da una diffusione della malattia sarebbero inimmaginabili;

gli effetti scaturiti dalla diffusione della malattia hanno già avuto un impatto enorme su tutta la filiera suinicola;

la produzione di carne suina in Italia è una delle principali attività dell’agricoltura italiana con circa 10 milioni di suini allevati ogni anno ed è concentrata in alcune regioni del paese; il settore suinicolo in Italia vanta un fatturato di circa 3 miliardi di euro per la fase agricola e di circa 8 miliardi di euro per quella industriale, incidendo per il 5,8 per cento sul totale agricolo e agroindustriale nazionale e impiegando circa 40.000 persone;

in particolare, i prodotti a base di carne Dop e Igp hanno un valore alla produzione pari a 1,93 miliardi di euro e un valore al consumo pari a 4,98 miliardi di euro mentre l’export vale 601 milioni di euro;

nonostante non vi sia alcun rischio per la salute pubblica, la presenza dell’infezione nei suini, selvatici o domestici, oltre a causare gravi ripercussioni in termini di salute e benessere degli animali, determina l’applicazione di misure previste dai regolamenti UE con forti limitazioni alla commercializzazione di suini e dei prodotti da essi derivati con e conseguenze economiche gravissime;

il Ministero della salute ha adottato il piano nazionale di sorveglianza della Psa, approvato e cofinanziato dalla Commissione europea per il 2023, con l’obiettivo di proteggere il patrimonio suinicolo nazionale dal virus Psa nelle zone libere, e limitarne la diffusione sui territori infetti, riducendo le aree di circolazione virale. L’obiettivo primario è l’eradicazione, ridurre la circolazione virale dalle zone infette e scongiurare il passaggio dell’infezione al domestico, monitorando costantemente il patrimonio suinicolo nazionale per rilevare precocemente il virus, ed analizzando sistematicamente le carcasse di cinghiale rinvenute nell’ambiente, anche in esito ad incidenti stradali;

il suddetto Piano prevede tra le principali misure:

nelle «zone indenni»: la sorveglianza passiva nel settore domestico e nel selvatico; la verifica del livello di applicazione delle misure di biosicurezza in allevamento; l’attività di formazione ed informazione di allevatori, cacciatori e di tutti i soggetti in qualche modo coinvolti, al fine di aumentare la consapevolezza e la conoscenza della malattia;

e nelle «zone non indenni»: la ricerca attiva delle carcasse di cinghiale nelle zone di restrizione I e II; la sorveglianza passiva sui cinghiali rinvenuti morti o moribondi, sia catturati che abbattuti; la sorveglianza attiva mediante attività venatoria e in funzione dell’eradicazione e a seconda della zona di restrizione. Nella zona infetta l’abbattimento è consentito solo attraverso il controllo delle popolazioni di cinghiale ai sensi dell’articolo 19 della legge 157 del 1992. Sono previste, altresì, attività di controllo, regolamentato e nel rispetto delle misure di biosicurezza riviste; l’installazione e/o il rafforzamento, nelle zone di restrizione II, di barriere fisiche tra la zona infetta e l’esterno, l’eventuale costruzione di una seconda barriera per la creazione di una zona cuscinetto al fine di limitare gli spostamenti delle popolazioni di cinghiali infette e la conseguente diffusione dell’infezione, così come previsto dalla strategia di eradicazione definita dalla Commissione europea e dettagliata dalla delegazione di esperti a seguito della missione in Italia del febbraio 2022;

la natura orografica del territorio italiano interessato dalla presenza di peste suina ha di fatto reso insufficienti le misure adottate per il contenimento della diffusione tramite recinzioni;

attualmente risulta, anche in ragione dei diversi fattori territoriali e di specifici fattori di rischio che possono essere tenuti in considerazione dalle singole regioni all’interno delle stesse zone, che gli esemplari abbattuti nella zona di restrizione II, anche se risultati negativi alle successive analisi, vengano, comunque, portati agli inceneritori, proibendo in questo modo l’autoconsumo, come avviene per la zona di restrizione I, considerato che non esiste alcuna delimitazione fisica tra i due ambienti;

con le nuove disposizioni introdotte dall’art. 1 comma 447 della legge n. 197/2022 che modificano l’art. 19 della legge 157/1992 e introducono ex novo nel corpus l’art. 19 ter sono state individuate alcune modifiche normative importanti per ridurre significativamente il livello dei danni prodotti dalla fauna selvatica. L’art. 19 ter prevede l’elaborazione di un piano straordinario che costituisce lo strumento programmatico per il coordinamento e l’attuazione, da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, delle attività di gestione e contenimento della presenza della fauna selvatica nel territorio. Il citato Piano prevede l’utilizzo di mezzi ausiliari come per es. abbattimenti selettivi in girata, con l’ausilio di un singolo cane, detto “limiere” nonché abbattimenti con l’ausilio di mute selettive, ridotte;

è indispensabile portare avanti ed intensificare gli interventi fino ad oggi intrapresi per il contenimento della diffusione e il contrasto della Psa, ai fini di una sua completa eradicazione, che si auspica possa avvenire in tempi brevissimi;

è necessario adottare immediatamente le misure atte alla eradicazione della peste suina africana previste dalla strategia di eradicazione della Commissione europea, per evitare la diffusione della malattia e le conseguenze dannose che la stessa potrebbe comportare;

impegna il Governo:

  1. a) a sollecitare le regioni e il Commissario straordinario alla Peste suina africana a porre in essere le azioni necessarie per l’eradicazione della malattia sul territorio nazionale e che i focolai di peste suina africana rimangano isolati e non si estendano alle zone attualmente indenni, al fine di tutelare e proteggere maggiormente le zone a più alta intensità di capi suini allevati e di stabilimenti produttivi di carni e salumi, secondo quanto stabilito dal Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica di cui all’articolo 19 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157;
  2. b) a procedere alla attuazione di una attività coordinata di prevenzione e al contempo di eradicazione della malattia, procedendo anche ad importanti forme di protezione delle aree adibite ad allevamento dei suini domestici e al contempo andando a battere le zone segnalate come infette, gestendo tempestivamente e in condizioni di biosicurezza le carcasse – avendo cura di non lasciare sui terreni viscere o residui di essi – in coordinamento con le autorità veterinarie locali;
  3. c) ad intraprendere tutte le iniziative necessarie all’eradicazione della malattia, valutando anche l’adozione delle nuove misure, al fine di evitare gravi ripercussioni economiche e sociali che deriverebbero dalla diffusione del virus;
  4. d) a potenziare la ricerca attiva delle carcasse di cinghiale nelle zone di restrizione I e II;
  5. e) a mettere in atto ulteriori e più efficaci azioni di depopolamento nelle aree di restrizione I e II;
  6. f) a prevedere l’aumento numerico dei soggetti i quali possano essere autorizzati ad effettuare il prelievo del cinghiale, anche con l’utilizzo dei mezzi ausiliari, quali ad esempio i cani, al fine del contenimento e della proliferazione della popolazione di cinghiali, come già previsto dal Piano straordinario di cui all’articolo 19 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157;
  7. g) ad avvalersi, così come previsto dall’Ordinanza n.2/2023, tramite l’ausilio degli Istituti Faunistici, di soggetti appositamente qualificati al fine di procedere all’abbattimento dei suidi, potendo ricorrere anche ai “cacciatori” laddove appositamente edotti e formati per l’attività in oggetto;
  8. h) ad adottare le iniziative di competenza volte a prevedere un potenziamento dei servizi veterinari delle Asl competenti per territorio e delle strutture sanitarie pubbliche delle regioni interessate, a cui è affidata l’attuazione delle misure previste dal piano di eradicazione per la Psa;
  9. i) a prevedere risorse e procedure tali da consentire di concedere adeguati e tempestivi indennizzi a favore degli allevatori interessati per i danni diretti e indiretti subiti dagli allevamenti a causa delle restrizioni sanitarie imposte nonché un apposito fondo, in un provvedimento legislativo, dedicato alle attività di eradicazione con una dotazione finanziaria adeguata e pluriennale;
  10. l) ad avviare una concreta filiera delle carni di cinghiale risultate negative ai test Psa, come stabilito dal Piano straordinario di cui all’articolo 19 della Legge 11 febbraio 1992, n. 157;
  11. m) ad adottare le iniziative di competenza volte a stanziare i necessari finanziamenti al commissario straordinario per la peste suina africana ed alle regioni interessate per poter attuare i piani di eradicazione;
  12. n) a profondere ogni sforzo affinché la Commissione Europea riconosca pienamente e senza ulteriori ritardi l’avvenuta eradicazione della PSA dalla Sardegna, considerato che già dal 2019 non sono ulteriormente riscontrabili evidenze in merito alla sussistenza di virus vivi, ma solo di anticorpi;

Firmatari: Bruzzone, Molinari, Carloni, Davide Bergamini, Pierro, Cerreto, Nevi, Almici, Caretta, Ciaburro, La Porta, La Salandra, Malaguti, Marchetto Aliprandi, Arruzzolo, Gatta, Vaccari, Forattini, Marino, Andrea Rossi, Castiglione, Gadda.