PETRINI ALL’AGI: “LAVORIAMO SUBITO PER RAFFORZARE LA NOSTRA SOVRANITÀ ALIMENTARE”

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Il fondatore di Slow Food, intervistato per l’AGI da Alberto Ferrigolo, prende spunto dal conflitto ucraino per proporre un ripensamento non solo del modello di produzione del cibo, ma del rapporto stesso con il territorio. Ve ne proponiamo alcuni passaggi, rimandando per l’intervista integrale al sito AGI https://www.agi.it/cronaca/news/2022-03-11/prezzi-grano-ganeri-alimentari-petrini-rafforziamo-subito-sovranita-alimentare-15940023/?fbclid=IwAR2CosmPBwBSYcFLCnI4f6tBRJsEb_p6qly4i3qjRqy2uqnSZBlOAgHSSAI

“Rispetto al grano – spiega a proposito degli aumenti dei prezzi dovuti alla guerra – fino a cinque-sei anni fa il suo prezzo era uguale a quello che veniva pagato 35 anni fa. Sarebbe come dire che noi pagavamo il grano ai contadini come se a un dipendente dessimo lo stipendio di 35 anni fa, questo è il paragone appropriato. Ragion per cui intere aree che da sempre erano caratterizzate da una cerealicoltura forte le abbiamo abbandonate e si sono scelte colture più redditizie, alcune delle quali sono diventate addirittura invasive. Pensiamo a cosa significa oggi la coltivazione del nocciolo in aree come il viterbese o nel mio Piemonte: è diventata una monocultura impressionante. Ma se continua questa situazione di tensione andremo a pagare il grano molto e molto più caro di quello che avremmo dovuto pagare i contadini di quando il grano lo producevamo noi. Motivo per cui in queste situazioni fermarsi a riflettere su una pianificazione colturale che un paese civile dovrebbe avere è molto, molto importante”.

Aggiunge il fondatore di Slow Food: “È venuto fuori in maniera forte per quel che riguarda le risorse energetiche. Una situazione che ci mette in grande imbarazzo, perché in fin dei conti pagare il gas alla Russia significa pagare anche la guerra di Putin. Perché mai abbiamo aspettato così tanto a fare andare avanti un processo intensivo di rinnovabili intralciandolo con una serie di difficoltà sui permessi? Il paradosso è che adesso molti spingono per ritornare al carbone o per ripensare al nucleare, niente di più assurdo. Lo stesso vale per gli alimenti. Aspettare di scegliere di rafforzare la nostra sovranità alimentare è sbagliato, non possiamo più pensare di dipendere da altre realtà, oggi dalla Russia domani chissà, perché alla prima situazione drammatica come quella che si è verificata adesso rimaniamo a terra. È opportuno rafforzare questo aspetto prima di tutto. Per esempio, noi siamo in attesa da anni di una legge sui suoli che non si realizza, e i suoli continuano ad essere depauperati, in particolare il suolo agricolo. Non possiamo più permetterci questo lusso”.

“Non possiamo pensare che tutta l’economia sia una economia globalizzata, dobbiamo avere la coscienza che dobbiamo rafforzare l’economia locale perché nell’economia locale si dimostra la partecipazione di tutti i cittadini ma anche la difesa dei suoli, del paesaggio, della nostra memoria storica. Non è un elemento strettamente autarchico, è un elemento di rispetto verso l’economia locale”.

“Sovranità e autosufficienza alimentare coincidono o sono due concetti antitetici?” chiede l’intervistatore. “Sono concetti diversi – risponde Petrini -. Sono rari i paesi che hanno un’autonomia totale rispetto all’alimentazione, molto rari. Però svilupparla in maniera armonica, a mio avviso è possibile. E aumentare, ripeto, la componente locale perché ogni paese non può fare a meno di avere un’attenzione verso la sovranità alimentare”.

“Se noi non approfittiamo in questo momento per rigenerare la produzione siamo destinati ad andare verso il baratro, verso un disastro ambientale che può diventare irreversibile. Il verbo rigenerare è l’elemento distintivo di questa fase storica. Quindi non solo il biologico, ma anche la rotazione delle colture, una manutenzione dei territori, garantite il corso delle acque, ridurre gli impatti delle piogge estreme, è un’attenzione che noi dobbiamo avere a prescindere”.