MANGEREMO IL GRILLO PARLANTE DI PINOCCHIO?

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Ai sensi del regolamento UE sui Novel Food, il 10 febbraio scorso la Commissione europea ha autorizzato anche la commercializzazione del Grillo domestico, Acheta domesticus (Linnaeus, 1758), e il suo utilizzo per l’alimentazione umana.

Il Grillide era ritenuto in passato una sorta di nume tutelare della casa e la sua presenza era di buon auspicio in quanto incarnazione delle anime dei defunti; è stato oggetto di leggende e credenze popolari; inoltre ha ispirato importanti scrittori, come Dickens, ed è noto soprattutto grazie al Lorenzini, meglio conosciuto come Carlo Collodi che, nel libro Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, gli fa impersonare la voce della coscienza che tenta di guidare Pinocchio il quale, stufo dei suoi rimproveri, gli lancia un martello schiacciandolo.

Originario dell’Africa settentrionale e dell’Asia occidentale si è diffuso in Europa ed è segnalato in America, Australia e in varie altre parti del mondo, dove è uno degli insetti antropofili più comuni negli edifici dove è spesso sostituito da specie del genere Gryllomorpha Fieber, 1853).

Il corpo degli adulti è lungo da 13 a 20 mm nei maschi e da 14 a 20 mm nelle femmine; il tegumento è bruno-giallastro uniforme con maschera nera sulla fronte; sul pronoto sono presenti due tacche nere. Il primo paio di ali, o tegmine, sono sclerificate e poco più corte dell’addome, mentre le ali posteriori sono membranacee, codate e più lunghe dell’addome; nelle femmine possono superare l’ovopositore, lungo 11–15 mm. Nell’addome di entrambi i sessi sono presenti due lunghi cerci. L’organo stridulatore dei maschi si trova alla base delle tegmine dove sono presenti piccoli dentelli.

È attivo soprattutto durante le ore serali e notturne durante le quali, sfregando la base delle tegmine, i maschi producono una serie di versi a intervalli più o meno regolari, con frequenza di 1-3 secondi; individuata una femmina essi emettono un canto di corteggiamento consistente in un fruscio con forti e intensi schiocchi.

Le femmine fecondate depongono, a più riprese, circa 150 uova di preferenza su substrati terrosi umidi, dove vivono gli stadi giovanili, (neanidi e ninfe), che con temperature intorno ai 30°C raggiungono lo stadio adulto in 2-3 mesi; essi tendono ad aggregarsi nei siti in cui si accumulano gli escrementi che producono l’attrattivo acido propionico. In tali condizioni, la specie può svolgere fino a 5 generazioni nel corso dell’anno. Gli adulti possono vivere fino a tre mesi; tutti gli stadi sono onnivori e si nutrono di sostanze organiche compresi altri insetti vivi o morti, raramente provocando danni alle colture.

Attualmente la specie viene allevata in idonei stabilimenti che distribuiscono ai negozi specializzati esemplari vivi, surgelai o macinati, in apposite confezioni contenenti una trentina di esemplari, destinati all’alimentazione proteica di rettili anfibi, uccelli, pesci e altri animali in cattività.

A Firenze, è accostata all’Ascensione la tradizionale Festa del Grillo durante la quale, fino al 1999, i “grillai”, entro apposite gabbiette realizzate con canne, saggina o sughero e fil di ferro, vendevano liberamente i maschi di Gryllus campestris Linnaeus, 1758, lunghi fino a 25 mm, di colore nero lucente, che sono territoriali e cantano sia di giorno che di notte.

La specie è onnivora e rode semi, radici, tuberi e foglie di piante spontanee e coltivate.

In Estremo Oriente, la specie Eumodicogryllus chinensis (Weber, 1801), di dimensioni leggermente inferiori ad A. domesticus, viene allevata da tempi remoti per deliziare le famiglie con il loro frinio, ritenuto simbolo di felicità. In Cina, è antica credenza che chi trova un grillo possa esaudire i propri desideri; inoltre, la tradizione popolare attribuisce ai grilli un triplice simbolo di vita, morte e resurrezione. Nelle abitazioni gli esemplari vengono tenuti in artistiche gabbiette realizzate con listelli di legno e persino con metalli preziosi. In Giappone viene tenuto nelle gabbiette il Grillo mitrato, Gryllus mitratus, Burmeister, 1838, il cui frinio è simile a quello del G. campestris. (Fonte SANTI LONGO – GEORGOFILI INFO)