IMPIANTI ENERGETICI RINNOVABILI. UNA OPPORTUNITÀ CHE NON DEVE ANDARE A SCAPITO DEL TERRITORIO

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Roma, 11 luglio 2023 – Sul tema sempre più sentito della diffusione di fonti energetiche rinnovabili anche Federcaccia Lazio insieme alla sezione provinciale di Viterbo intende esprimere alcune osservazioni e proposte in merito a soluzioni che possono rivelarsi meno impattanti sul territorio.
Fatta la doverosa premessa che non vi sono studi a lungo termine relativi a eventuali danni e ripercussioni che l’impatto di questi impianti possono avere su a suolo, persone e animali, le associazioni che si occupano di ambiente, tra le quali ricadono a pieno titolo quelle venatorie, sono per propria natura favorevoli alla produzione di energia elettrica a basso impatto, sempre che questa rimanga nell’alveo di un rispettoso utilizzo dell’ambiente circostante.
L’attuale situazione che vede un’indiscriminata occupazione e declassamento dei terreni agricoli, con il conseguente impoverimento del comparto produttivo, nuoce non solo al settore agro-alimentare, ma a tutta l’economia circolare dei territori, che basano il proprio reddito sulla sinergia tra produzioni di qualità e paesaggio.
Secondo studi ISPRA il viterbese è tra i primi 5 siti nazionali con maggiore presenza di impianti fotovoltaici con previsioni di incremento degli stessi e in aggiunta di impianti eolici che lo porteranno a rappresentare il 78% della superficie nazionale occupata con questa finalità.
Non di meno, il suolo occupato si evidenzia nelle province di Frosinone, Latina, Rieti e Roma.
A queste percentuali già significative si aggiungerebbero le “piccole” produzioni di impianti familiari agricoli e quelli di minore impatto posti su tetti e strutture produttive.
È evidente che la necessità di energia elettrica, anche nell’ottica della crisi energetica verificatasi con il conflitto russo-ucraino, spinge le ditte produttrici a un vero e proprio assalto ai terreni agricoli, che se nel breve periodo porta a soddisfacenti risultati pur a scapito del territorio, in un orizzonte di medio-lungo periodo non risponde alle necessità di tutela ambientale.
Tralasciando, infatti, l’impatto per l’estrazione delle materie prime per la realizzazione di impianti e lo smaltimento degli stessi, è evidente ad esempio che negli impianti già in essere il raffreddamento delle strutture avviene molto tempo dopo le ultime ore di irraggiamento solare, con ripercussioni sul microclima che si crea nelle zone dell’impianto stesso.
Alternative positive si stanno riscontrando nell’Europa centrale grazie al sostegno e all’incentivo di produzioni domestiche su coperture abitative per le produzioni individuali. La presenza di pannelli a basso impatto (pannelli-tegola) ha ovviato alle principali limitazioni ambientali quali lo snaturamento delle attività tradizionali; l’occupazione indiscriminata dei suoli (con relativa limitazione parziale o totale al transito di operatori del settore agricolo e della fauna selvatica); i riflessi negativi sul turismo ecologico ed eno-gastronomico, che trovano nella fruizione di un ambiente poco antropizzato il loro fulcro.
In un contesto caratterizzato da ambienti che hanno seguito linee di sviluppo, anche dettate dalle politiche europee del passato, di ben altro tenore, è evidente che questo tipo di impostazione produttiva porta più disagi che benefici.
Nella regione Lazio ricadono molti riconoscimenti europei e nazionali di alta qualità, dai DOP e IGT arrivando al BIO, alte qualità lattiero-casearie e filiere produttive sviluppate con una particolare attenzione all’ambiente e a un suo utilizzo sostenibile.
Alternative produttive dal punto di vista energetico esistono e potrebbero essere sfruttate guardando all’esistente. Gli impianti idroelettrici già realizzati, se potenziati e opportunamente gestiti, potrebbero soddisfare appieno le richieste locali di energia elettrica. Le dighe di Alviano e Corbara in provincia di Terni sono state per anni un’importante fonte di approvvigionamento energetico e, se opportunamente adeguate, potrebbero ancora svolgere la propria funzione.
L’incentivo di alternative energetiche quale Biogas verde, prodotto mediante i residui organici degli allevamenti, se opportunamente canalizzata verso centrali di adeguata compatibilità ambientale e territoriale potrebbero integrare il fabbisogno energetico nazionale.
In quest’ottica Federcaccia non si schiera contro le energie rinnovabile, ma avanza un forte invito a riflettere sulla necessità di tenere conto del territorio, delle eccellenze e delle attività rurali già in essere.
L’interesse a uno sfruttamento a fini produttivi del territorio regionale e più specificatamente alla Tuscia da parte delle multinazionali del settore energetico, è volto ai soli interessi economici dei pochi a scapito della collettività di chi realmente vive il territorio.
Invitiamo pertanto le Istituzioni a tutti i livelli, dalle amministrazioni locali al Governo, a trovare soluzioni omogenee e a basso impatto ambientale, affinché non venga stravolto il territorio e la bellezza naturalistica di una regione, che rappresentano un bene prezioso e una risorsa, anche economica, per tutti.

Il Presidente Provinciale Viterbo

Stefano Riganelli

Il Presidente Regionale Lazio

Aldo Pompetti