I MUFLONI DEL GIGLIO PARABOLA DI UN MODELLO SBAGLIATO DI PENSARE (E AGIRE)

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Sinceramente l’oggetto della disputa non era, per me, particolarmente appassionante. Non per fare del benaltrismo, vizio in cui mi guardo sempre dal non indulgere, ma nell’ottica non dico mondiale, ma nemmeno regionale, la sorte di qualche muflone, specie non certo in pericolo di estinzione, attirava ben poco la mia attenzione e in una società normale probabilmente il dibattito, se mai ci fosse stato, non avrebbe mai superato le coste del Giglio. A voler stare larghi.

Quello che trovo sconcertante quindi, non è che ai mufloni del Giglio sia stata evitata la sorte dell’abbattimento. Anzi, da Cacciatore, sinceramente che ci crediate o meno, alla fin fine può anche fare piacere.

Incredibile e preoccupante è il motivo per cui è stata presa la decisione di non procedere, trovando una soluzione che dubito non fosse stata presa in considerazione all’inizio e scartata perché non praticabile, non risolutiva, eccessivamente costosa – da tutti i punti di vista, non solo quello economico – rispetto ai benefici. Sicuramente alla base di procedere con i prelievi i motivi c’erano tutti e non “Per fare un piacere alle doppiette!” come è stato detto. E anche su questa cosa che tutti ci vogliono fare piaceri magari sarebbe da parlarne, ma non è l’occasione.

Ancora una volta, in questo sgangherato paese (volutamente minuscolo), su ragione, professionalità, esperienza, tecnica e scienza hanno prevalso sentimentalismo, buonismo, assoluta mancanza di qualsiasi preparazione tecnico scientifica ma sapiente abilità a toccare le corde dell’emotività.

Non è questione di animalismo: è l’approccio a qualsiasi tema (vogliamo parlare dei vaccini, tanto per stare sull’attualità?) che nel dibattito della società civile ormai è surreale. Così come è surreale che qualsiasi tema sia oggetto di dibattito.

Non è così, non può essere così. Se è legittimo anzi sacrosanto che chiunque possa avere una sua opinione, non è legittimo che su qualunque tema ci possa mettere bocca e il suo parere non fondato sugli elementi sopra ricordati, valere qualcosa, fino a far prevalere le posizioni di una minoranza disinformata, populista, modaiola e ideologica. Che 1 valga 1 su certi temi e questioni non è una fola politica, è una aberrante degenerazione.

E invece, di nuovo, è andata così. Va sempre così. Va talmente sempre in questo modo che ormai anche chi ricopre posizioni decisionali spesso evita di prendere quelle che sa essere necessarie ma invise a una minoranza chiassosa, incompetente… guidata da qualcuno bravissimo invece a indirizzare il gregge dei social.

O magari, come in questo caso, ci prova, ma finisce per dover abbassare la testa.

Mi spiace che in questa occasione a farlo sia stata una persona che personalmente stimo e ritengo abbia in sé e a sua disposizione preparazione, professionalità, elementi tecnico-scientifici necessari a prendere decisioni e agire in modo consapevole e per il meglio.

Ma come ho letto “mufloni” e “Brambilla” nella stessa frase sapevo già come sarebbe finita.

Povera Italia. (Marco Ramanzini – La Dea della Caccia)