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24 Febbraio 2020

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Fauna cacciabile

CONIGLIO SELVATICO (Oryctolagus cuniculus)
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Fenologia
S  N  R

A cura di Rodolfo Grassi





 
Coniglio selvatico
Descrizione
Appartiene all’ordine Lagomorpha, famiglia Leporidae, mammiferi di piccola e media taglia caratterizzati dal notevole sviluppo dei denti incisivi a crescita continua. In Italia sono presenti due sottospecie: O. c. cuniculus, originaria dell’Europa centro-settentrionale e O. c. huxleyi, di dimensioni inferiori, di provenienza mediterranea. È una specie di dimensioni medio-piccole, con una lunghezza corporea compresa tra 43 e 46 cm; il piede posteriore è lungo circa 9 cm,  l’orecchio tra gli 8 e i 9 cm. Pesa all’incirca 1500 g. Dotato di caratteristiche morfologiche molto simili agli altri Lagomorfi, si distingue dal Silvilago per le orecchie più corte e dalla Lepre comune per le minori dimensioni, il corpo di forma più tozza gli arti posteriori più lunghi degli anteriori. Il colore del mantello va da sabbia a grigio-bruno scuro; il dorso è tendente al rossastro, l’addome e la parte inferiore della coda sono bianchi; quest’ultimo particolare è evidente soprattutto quando l’animale è in fuga. Sono frequento casi di melanismo.
 
 
Coniglio Selvatico
Foto Greentime/M. Marchetti
 
Habitat e areale di diffusione
Gregario, ha un’organizzazione sociale di tipo familiare, in cui le colonie sono costituite da individui adulti fondatori e dai loro discendenti. Verosimilmente originario della macchia mediterranea, frequenta le aree golenali e ripariali dei fiumi (persino terrapieni lungo le linee ferroviarie), dove trova il tipo di terreno adatto allo scavo delle tane e la vegetazione adatta a fornire rifugio dai predatori; abita anche zone di pianura e collina, fino a 800-1000 m s.l.m., in aree con precipitazioni nevose scarse e abbondanti riserve alimentari (Spagnesi & De Marinis, 2002). Trascorre una buona parte della giornata all’interno delle tane scavati sotto terra (denominate “conigliere”), uscendo principalmente al mattino presto, al crepuscolo o nelle ore notturne. I rifugi sono solitamente scavati in terreni sabbioso-argillosi e sono dotati di numerose uscite secondarie, per assicurare la possibilità di fuga. Raggiunge la maturità a 8-10 mesi di età e si riproduce durante gran parte l’anno, ad eccezione dei mesi più freddi. La gestazione è di 28-31 giorni e i piccoli (5-12) diventano indipendenti dopo solo 4-5 settimane di vita. Gli adulti marcano i confini di territori familiari con l’odore, sfregando una secrezione delle ghiandole del mento su pietre o rami, oltre che depositando piccoli cumuli sparsi di urina e feci. La specie si nutre di erbe, gemme e germogli; in inverno si dedicano invece alle cortecce tenere delle piante. Si ritiene che nel 2000 a.C. il Coniglio selvatico fosse presente soltanto nella Penisola Iberica e abbia poi colonizzato la maggior parte del continente europeo per introduzioni successive, iniziate già da Fenici e Romani. Più recentemente, è stato introdotto dall’uomo in tutti i continenti, ad eccezione dell’Antartide; tenuto in cattività a scopo alimentare, è sfuggito e si è naturalizzato, diffondendosi largamente. In Italia è distribuito soprattutto lungo i principali fiumi e nelle brughiere dell’alta Pianura Padana e, in modo frammentato, in alcune regioni del centro-sud, nelle isole maggiori e in qualche arcipelago (Prigioni et al., 2001).
 
 
Coniglio Selvatico
Foto Greentime/M. Marchetti
 
Dimensione e andamento delle popolazioni
Ad alte densità forma colonie di più di 20 adulti. Le densità delle popolazioni in Europa vanno da 0,5 a 10 (eccezionalmente 25-100) individui per ettaro. Tutti i contingenti del continente, incluso quello italiano, hanno subito forti crolli negli anni ’50 a causa della mixomatosi, che in alcune aree è ancora presente (Mitchell-Jones et al., 1999).
 
Conservazione e gestione
Non esistono particolari problemi di conservazione e anche l’attività ha una scarsa incidenza su questa specie, data la sua elevata fecondità. Elementi sfavorevoli possono essere la progressiva riduzione degli ambienti di ripa e delle fasce di vegetazione naturale delle zone golenali.In aree ad alta densità, i conigli possono provocare danni alle specie arboree, soprattutto alle coltivazioni di pioppo, nei primi anni di sviluppo delle piante, e ai vivai; la prevenzione può essere attuata mediante l’utilizzo di recinzioni alla base dei fusti (Prigioni et al., 2001).Poiché in passato il ripopolamento artificiale veniva operato tramite il ricorso a soggetti incrociati con razze domestiche, per la conservazione della specie attualmente è necessario adottare pratiche gestionali complesse (Spagnesi & De Marinis, 2002).



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